Storie capaci di far rivivere il passato grazie alla penna di un cronista e scrittore apprezzato e da tempo conosciuto per le sue autorevoli pubblicazioni sulla mistica  Natuzza Evolo

“Fogli d’autunno è l’ultimo lavoro del giornalista Vincenzo Varone, reduce dal grande successo ottenuto dal volume “Sotto Il cielo di Paravati” (Adhoc edizioni) dedicato a alla figura di Natuzza Evolo, che è stato recensito dai maggiori organi di informazione nazionali.

Alcuni dettagli. La nuova pubblicazione della sua lunga attività giornalistica, contrassegnata anche e soprattutto da un’intensa attività sul fronte della notizia, degli approfondimenti, delle rubriche radiofoniche e televisive, (“libritalia edizioni”, costo cinque euro) raccoglie storie, vicende e personaggi di Mileto, tra cui la figura di Natuzza Evolo di cui viene, tra l’altro raccontata, la visita di alcuni anni fa della mistica ai detenuti del carcere di Vibo Valentia e la preghiera dei musulmani sufiti davanti alla sua tomba; la tragica fine nella seconda metà degli anni Novanta del piccolo Erduan Sali, vittima della brutalità umana e di cui Varone si occupò in quegli anni con una serie dia articoli, e che oggi è un angelo che volteggia nel cielo di Mileto; il ricordo di Lina Francis, l’artista circense dallo sguardo dolce e intenso originaria di Rieti trucidata nei primi anni Sessanta dal suo amante di Catania nel baraccone di un circo in piazza Pio XII dell’ex Capitale Normanna; l’incontro di Maria, ospite fino all’ età di 18 anni del Cottolengo di Torino, che nel 1956 riuscì a scoprire per puro caso di non essere sola al mondo come le avevano sempre detto ma di avere nella sua città d’origine(Mileto) cinque sorelle e due fratelli; la vita tra la Milano da bere e il Vibonese dell’ex sindaco Attilio Pata che fu anche vicepresidente del Milan e presidente della Vibonese; il racconto dello straordinario rapporto tra il vescovo Domenico Tarcisio Cortese e il cardinale Clàudio Hummes, tra i i più convinti sostenitori della chiesa dei poveri di Papa Francesco e alcune pagine dedicate alla chiesa dell’accoglienza, del cambiamento e delle regole: Ed ancora: i ritrattI di Franco Pata, Giuseppe Occhiato e Monsignor Francesco Pititto; la storia di Radio Paravati e dei suoi protagonisti e la paura della terra che trema.

Storie. Vicende e uomini che nella città di Ruggero hanno lasciato il segno. Nel volume figura, inoltre, un’analisi che l’autore dedica al Vibonese “un lembo di terra infiltrato dai comparaggi, dalla complicità e dalle cosche mafiose - scrive Varone - che qui strombazzano e fanno festa. Una provincia sostanzialmente incompiuta ed oggi più che mai fortemente segnata dalla mediocrità di chi la governa ad ogni livello e dall’arroganza dei suoi conquistatori. Un posto abitato da poco più di 150 mila persone, di cui si continua a celebrare la leggenda del sole e del mare. L’ ultima frontiera, al di là della foresta, per fare carriera, per dire di tutto e di più e per consentire alle “legioni” di far man bassa di ogni cosa e con l’assoluta certezza che tanto non protesterà mai nessuno, perché il ventre è molle e il bisogno insegue”. Ma proprio in questo particolare momento - osserva il noto giornalista - non bisogna perdere la speranza che deve sempre e comunque accompagnare il nostro cammino. Guai ad essere assaliti, visto lo stato delle cose – sottolinea Varone -, dallo sconforto, nonchè di pensare di issare bandiera bianca. Questo proprio no, in quanto è quello che vogliono i malfattori che puntano a scoraggiare gli onesti per avere terreno fertile su cui edificare le loro nefandezze e i loro circoli viziosi”.

Una pubblicazione vecchia maniera. Nel presentare questa prima edizione del volume, che si prefigge di avere un seguito, lo stesso autore scrive che si tratta di “una pubblicazione vecchia maniera, senza lustrini che odora di inchiostro e che punta a ridare slancio e vigore alla forza dei valori, di cui oggi si avverte pesantemente l’assenza. Un modo, il nostro, attraverso gli scritti, per non lasciare che la memoria – rileva Vincenzo Varone - di tante vicende che hanno fatto la storia grande e piccola delle nostre comunità si disperda nella baraonda quotidiana del bla bla di questi nostri tempi frettolosi e poco riflessivi, dove alla lettura e al vero impegno sociale e politico fatto di sudore e di analisi si preferiscono le battute da osteria e da marciapiede. Colpa sicuramente anche di un certo andazzo che spinge - conclude l’autore del volume - a favorire la provvisorietà, il mezzo impegno, le mezze misure, l’incompletezza, le fesserie a ruota libera dei figuranti di giornata, i vuoti a perdere e l’apparire sciocco”.