Durissima reazione ad una nota di Federalberghi da parte del giornalista Michele Garrì. Sulla stessa lunghezza d'onda Antonio Preiti (Ect)

Il dibattito è aperto da anni. La Costa degli dei, appellativo utilizzato spesso per indicare il litorale tirrenico vibonese, continua a sollevare polveroni. Non appena si agita il "fantasma" della Costa degli dei, scattano prontamente le critiche. Nei giorni scorsi,  Federalberghi ha diffuso una nota sul turismo. E prontamente è intervenuto uno dei principali "avversari" di questa denominazione. Michele Garrì, vecchio cronista, non ha esitato a chiedersi e a chiedere ironicamente: "Mi domando dove sia la Costa degli dei? Se provassimo a chiederlo agli stessi vibonesi, ci accorgeremmo che il 90% non ne è a conoscenza". Per non parlare "delle persone fuori provincia". Sarebbe più semplice e facile divulgare "il brand Tropea e Capo Vaticano, mete conosciute in tutto il mondo? Perchè cambiare i nomi?" In questo caso non si fa altro che "creare disorientamento, parlando - attacca Garrì - di Costa degli dei falsi e bugiardi che se ne stavano sull'Olimpo".  Insomma, "bisogna fare attenzione ai messaggi che sono l'anima del richiamo, specie quello turistico". 

Sulla stessa lunghezza d'onda Antonio Preiti, vice-presidente dell'Ect (European Federcommission Turistica): "Anche nel Sud del Lazio - sostiene quest'ultimo - c’è una (sconosciuta) costa degli dei; un’altra ci sarà anche in Puglia. E poi quante in Grecia? Di Tropea c’è n’è una sola! I nomi non si cambiano, i contenuti si adeguano. Tropea è un nome bellissimo; Capo Vaticano uguale e fa pensare a chissà quale radice con il Vaticano: muove la fantasia, mette in moto la mente; crea attese. Gli dei finti non dicono niente".