Le 'ndrine alzano bandiera bianca: pioggia di concordati in Appello (NOMI)
41 imputati scelgono la strada del patteggiamento per evitare il massimo della pena. Anche i boss rinunciano al ricorso: condanne definitive
Non è più il tempo della sfida frontale, ma quello del calcolo e della ritirata strategica. Il maxi-processo "Reset", nato dalla colossale operazione antimafia contro i clan dell’area cosentina, segna un punto di svolta storico nelle aule della Corte d'Appello di Catanzaro. Ben 41 dei 77 imputati hanno scelto di ammainare la bandiera, avanzando proposte di concordato di pena con il sostituto procuratore generale Corrado Cubellotti. Una mossa che garantisce sconti certi in cambio della rinuncia a dare battaglia sui motivi del ricorso.
Il segnale più fragoroso arriva dai vertici. Importanti esponenti della criminalità organizzata hanno scelto di non impugnare la sentenza di primo grado, rendendo le loro condanne definitive (con lo sconto di un sesto della pena previsto dal rito abbreviato). Passano dunque in giudicato le sentenze per i vertici dei clan: Mario Renato Piromallo, Francesco Patitucci, Antonio Illuminato, Roberto Porcaro, Luigi, Marco e Nicola Abbruzzese. Una scelta che di fatto riconosce la solidità dell'impianto accusatorio della DDA.
Mentre i clan cercano la via d'uscita meno dolorosa, le istituzioni rispondono con una compattezza raramente vista in passato. La Corte, presieduta dal giudice Bravin, ha registrato la costituzione di parte civile di un fronte vastissimo: dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri ai Ministeri di Interno, Difesa e Giustizia, passando per la Regione Calabria, la Provincia di Cosenza e i comuni di Cosenza e Rende. Presenti anche il Commissario nazionale antiracket e l’associazione “Lucio Ferrami”.
I 77 nomi a giudizio
Il dibattimento, rinviato al 26 maggio per valutare i concordati, vedrà alla sbarra un elenco che incrocia boss storici, colletti bianchi e collaboratori di giustizia: Franco Abbruzzese (“Franco 'a Brezza”), Antonio Abbruzzese (“Strusciatappine”), Antonio Abbruzzese (classe 1984), Rocco Abbruzzese, Claudio Alushi, Salvatore Ariello, Luigi Avolio, Ivan Barone, Giuseppe Belmonte, Massimo Bertoldi, Cosimo Bevilacqua (“il Corvo”), Fiore Bevilacqua (“Mano Mozza”), Leonardo Bevilacqua, Luigina Bevilacqua, Gianfranco Bruni (“u tupinaru”), Salvatore Calandrino, Gianluca Campolongo, Giuseppe Caputo, Francesco Carelli, Alessandro Catanzaro, Maria Rosaria Ceglie, Daniele Chiaradia, Fabiano Ciranno, Francesco Curcio, Marco D'Alessandro, Adolfo D’Ambrosio, Francesco De Cicco, Massimiliano D’Elia, Andrea De Giovanni, Michele Di Puppo, Umberto Di Puppo, Carlo Drago, Simone Ferrise, Adolfo Foggetti, Gino Garofalo, Salvatore Garofalo, Alberigo Granata, Andrea Greco, Francesco Greco, Francesco Gualano, Silvia Guido, Giuseppe Iirillo, Luciano Impieri, Carlo Lamanna, Gianluca Maestri, Antonio Manzo, Antonio Marotta (“Capiceddra”), Mauro Marsico, Francesco Mazzei, Ivan Montualdista, Alfredo Morelli, Alessandro Morrone (1988), Roberto Junior Olibano, Damiana Pellegrino, Erminio Pezzi, Enzo Piattello, Paolo Pisano, Franco Presta, Gennaro Presta, Roberto Presta, Maurizio Rango, Michele Rende, Gianfranco Ruà, Antonio Russo, Stefano Salerno, Marco Saturnino, Mario Sollazzo, Francesco Sorrentino, Ettore Sottile, Alberto Superbo, Marco Tornelli, Alberto e Danilo Turboli, Francesco Veltri, Giuseppe Zaffonte, Roberto Zengaro.
Il processo non riguarderà solo le riduzioni di pena: la Dda di Catanzaro ha infatti impugnato anche le assoluzioni del primo grado, puntando a ribaltare i verdetti per i soggetti usciti indenni dal rito abbreviato.
