Muore in carcere boss: era detenuto al 41bis (NOME)
Il capomafia si è spento a Opera a Milano La Procura dispone l'autopsia per accertare le cause del decesso
Si chiude un’epoca per Cosa Nostra. Nel pomeriggio di oggi, all'interno del carcere di Opera a Milano, è deceduto Nitto Santapaola, lo storico capofamiglia di Catania. Il boss, che aveva 87 anni, era ristretto in regime di carcere duro (41bis), lo stesso che per decenni ha segnato la sua lunga detenzione iniziata dopo l'arresto nel 1993. La Procura di Milano ha già disposto l’esame autoptico sulla salma per fugare ogni dubbio sulle cause del decesso, sebbene le sue condizioni di salute fossero monitorate da tempo.
Benedetto Santapaola, per tutti "Nitto", è stato molto più di un boss locale. È stato l'architetto del potere mafioso nella Sicilia orientale, colui che ha trasformato il clan Santapaola-Ercolano in una macchina da guerra e d’affari capace di dominare la provincia etnea dagli anni Settanta a oggi. A differenza dell'ala stragista dei corleonesi, Santapaola fu spesso descritto come un "boss manager", capace di infiltrare l'economia legale, gli appalti e la politica, pur mantenendo una ferocia spietata quando necessario.
La sua ascesa definitiva coincise con la seconda guerra di mafia degli anni Ottanta. Schierandosi con Totò Riina, Santapaola garantì ai corleonesi il controllo della parte orientale dell'isola. Un patto di sangue che lo portò a essere condannato come uno dei mandanti dei delitti più atroci della storia repubblicana, tra cui la strage di Capaci del maggio 1992, in cui persero la vita il giudice Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e gli agenti della scorta.
Dopo una lunga caccia all'uomo, la fuga di Santapaola terminò nel 1993, in un casolare nelle campagne di Mazzarrone. Da quel momento non ha più lasciato il carcere. Nonostante i tentativi dei suoi legali di ottenere un differimento della pena per motivi di salute — l'ultimo dei quali respinto nel 2020 durante l'emergenza Covid — i giudici avevano sempre ritenuto che le sue condizioni fossero compatibili con la detenzione al 41bis, sottolineando come l'isolamento lo proteggesse paradossalmente da rischi esterni.
