Lo ha deciso oggi la Corte di appello di Catanzaro pronunciando per l'ex leader della Compagnia delle Opere l'estinzione del reato per associazione a delinquere

Si chiude il lungo capitolo giudiziario per l’imprenditore Antonio Saladino, nell’ambito del processo Why not sui presunti illeciti nella gestione dei fondi pubblici in Calabria, alla luce del verdetto della Corte di appello di Catanzaro, chiamata a pronunciarsi per la seconda volta sulla posizione dell’ex leader della Compagnia delle Opere. I giudici di secondo grado hanno pronunciato l’estinzione del reato di associazione a delinquere per prescrizione. Una pronuncia che arriva dopo la decisione della Corte di Cassazione che aveva annullato la sentenza di secondo grado che condannò Saladino a 3 anni e 10 mesi di reclusione ( in primo grado gli erano stati inflitti 2 anni di carcere, perché assolto dal reato associativo) con rinvio per un nuovo giudizio di appello. L'indagine, avviata nel 2006 dall'allora sostituto procuratore della Repubblica di Catanzaro Luigi De Magistris, oggi sindaco di Napoli e dopo l'avocazione affidata alla Procura generale di Catanzaro, riguardava un presunto comitato d'affari politico affaristico che avrebbe illecitamente gestito i soldi destinati allo sviluppo della Calabria.