giustizia-toga-tribunale
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L’imponente operazione antimafia denominata Jerakarni, che all’inizio dello scorso aprile aveva squarciato il velo sul ferreo controllo del territorio esercitato dalla consorteria degli Emanuele-Idà nelle Preserre vibonesi, sta affrontando il primo decisivo vaglio del Tribunale del Riesame di Catanzaro. Quella che la Dda considerava la roccaforte della cosiddetta Società di Ariola, attiva con metodi delittuosi almeno dal 2015, vede oggi molti dei suoi protagonisti riacquistare la libertà a seguito dell'accoglimento delle istanze difensive. Il cuore pulsante dell’inchiesta, che mirava a colpire la rete logistica e criminale di Gerocarne, ha subito un forte scossone con l'annullamento delle ordinanze di custodia cautelare nei confronti di figure centrali della parentela del boss Franco Idà. Caterina Emanuele, cinquantacinquenne moglie del capoclan e sorella degli storici esponenti Bruno e Gaetano, ha lasciato il regime di detenzione tornando in totale libertà nonostante la pesante accusa di concorso in detenzione di oltre due quintali di marijuana con l’aggravante delle finalità mafiose.

Il medesimo provvedimento di scarcerazione ha interessato la figlia di Caterina, Arianna Idà, e il genero Domenico Chiera, entrambi inizialmente finiti in manette per la gestione del medesimo ingente quantitativo di stupefacenti. Per Chiera il quadro accusatorio era persino più articolato, includendo l’associazione a delinquere finalizzata al narcotraffico e diversi episodi di cessione di cocaina, ma le tesi dei legali hanno convinto i giudici della carenza dei presupposti per la massima misura restrittiva.

Novità anche per Antonio Carnovale (classe 2004), per il quale è stata decisa la scarcerazione, mentre per Michele D’Angelo (classe 2000), il Riesame ha attenuato la misura cautelare, concedendo il passaggio dal regime carcerario agli arresti domiciliari.

Parallelamente, il Riesame ha sancito il ritorno in libertà di Marco Stramondinoli di Sorianello, figura che gli inquirenti avevano dipinto come l’armiere del clan. Il profilo tracciato dalla Direzione distrettuale antimafia lo vedeva inserito a pieno titolo nella consorteria con il compito di custodire arsenali, droga ed esplosivi, oltre a prestarsi per assunzioni di facciata volte a far ottenere benefici ai detenuti e partecipare persino a pericolosi appostamenti armati contro la fazione avversa dei Loielo. Tuttavia, nonostante queste gravi contestazioni, il riesame della sua posizione ha portato alla caduta del provvedimento cautelare.

Le maglie dell'inchiesta si sono allentate anche sul fronte della distribuzione al dettaglio dello stupefacente nelle zone di Rombiolo e territori limitrofi. Aurelia Klaudia Solecka, giovane cittadina polacca residente nel centro vibonese e compagna di Gregorio Suriani, è stata rimessa in libertà dopo l'annullamento dei quattro capi d'imputazione che la vedevano coinvolta in un sistema di spaccio collegato direttamente ai vertici della 'ndrina di Gerocarne. Lo stesso Suriani rimane per il momento dietro le sbarre, ma con un profilo criminale notevolmente ridimensionato dalla decisione dei giudici che hanno escluso l'aggravante delle finalità mafiose dalle sue contestazioni. Infine, la revisione delle misure ha toccato anche la posizione di Gianluca Serrao di Ionadi, il quale ha ottenuto il passaggio dal carcere agli arresti domiciliari. A Serrao veniva contestata la detenzione di pistole e un episodio di minaccia armata contro un automobilista avvenuto nel novembre del 2022, ma anche in questo frangente la magistratura ha ritenuto di far cadere l'aggravante mafiosa, derubricando la pericolosità sociale del soggetto a fatti slegati dalle dinamiche di agevolazione del clan.

Il Tribunale del Riesame di Catanzaro ha annullato l'ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa anche nei confronti di Vincenzo Vallelunga, 40 anni, originario di Serra San Bruno. Vallelunga era finito nel mirino della Procura con l'accusa di partecipazione a un'associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti. Secondo l’ipotesi accusatoria, l’uomo avrebbe ricoperto un ruolo attivo nel sodalizio, collaborando con i vertici della rete criminale per la gestione dello spaccio a Serra San Bruno e nei comuni limitrofi. Le contestazioni erano rese ancor più gravi dall'aggravante del metodo mafioso: per gli inquirenti, l’attività era volta ad agevolare la cosca Emanuele-Idà, storica articolazione della ’ndrangheta radicata nel cosiddetto “locale di Ariola”. Nonostante la DDA avesse delineato il profilo di un'organizzazione sofisticata, dotata di sistemi di comunicazione criptata e radicata sul territorio, le tesi difensive hanno ribaltato la misura cautelare. I giudici del Riesame hanno infatti accolto integralmente le argomentazioni presentate dai legali dell'indagato, gli avvocati Sergio Rotundo e Domenico Rosso. In virtù di tale decisione, il provvedimento restrittivo firmato precedentemente dal Gip Arianna Roccia è stato caducato, portando alla liberazione immediata del quarantenne serrese. 

Nonostante le recenti scarcerazioni, l'impianto dell'inchiesta Jerakarni resta un documento cruciale per comprendere le dinamiche delle Preserre vibonesi. Al centro rimane la figura dei fratelli Bruno e Gaetano Emanuele, arrestati nuovamente nel blitz, accusati di aver retto le fila di un'organizzazione capace di influenzare l'economia locale, gestire il traffico di armi e droga e garantire assistenza economica ai propri affiliati, consolidando un potere che per anni ha reso Gerocarne l'epicentro criminale della zona.