Il testo approvato la scorsa notte dall'Aula di Montecitorio prevede per il Sud Italia un credito d’imposta, ma la misura appare del tutto insufficiente a rilanciare l’economia del Mezzogiorno

di ALESSANDRO DE SALVO

Le imprese del Mezzogiorno potranno infatti beneficiare di un credito d’imposta per l’acquisto di beni strumentali dal 1 Gennaio 2016 al 31 Dicembre 2019. Il beneficio fiscale sarà differente a seconda delle dimensioni aziendali: 10% per le grandi imprese; 15% per le medie; 20% per le piccole. E’ comunque previsto un tetto all’importo degli investimenti, anch’esso in funzione della grandezza dell’azienda: 15 milioni per le grandi imprese; 5 milioni per le medie; 1 milione e mezzo per le piccole. La misura vale complessivamente 2,4 miliardi in 4 anni.

Mera propaganda. Appare chiaramente che la previsione di un credito d’imposta per Il Sud, contenuta nella legge di stabilità, rappresenti per il Governo una mossa politica che vorrebbe dimostrare l’attenzione dell’Esecutivo verso le aree economicamente più depresse del Paese, togliendo così argomentazioni alle opposizioni. La misura in sé è positiva, non tanto perché stimoli gli investimenti, normalmente trainati dalla domanda e non da una semplice agevolazione fiscale, quanto perché riduce il gettito fiscale dello Stato determinando un aumento di liquidità nel sistema economico (meno lo Stato incassa più soldi restano nell’economia). Ma è proprio l’entità della misura, 2,4 miliardi spalmati in 4 anni, ad essere palesemente insufficiente a risollevare le sorti dell’economia del Mezzogiorno caratterizzata da livelli occupazionali e di Pil nettamente più bassi rispetto al resto d’Italia. In sintesi la situazione delle regioni meridionali richiede interventi ben più sostanziosi.

La parola passa al Senato. Quello licenziato dalla Camera non è ancora il testo definitivo. L’approvazione della legge di stabilità al Senato è comunque imminente, essendo prevista prima di Natale.