Duplice omicidio a Lamezia: la ricostruzione e le dichiarazioni dei collaboratori (VIDEO)
Cinque presunti esponenti di spicco dell’allora cosca unitaria Torcasio-Cerra-Giampà, sono stati arrestati perché ritenuti responsabili di un duplice omicidio avvenuto in un bar di Lamezia
di LUANA COSTA
E' stata fatta piena luce su un omicidio di 'ndrangheta accaduto nel dicembre del 2000 in un bar nel centro di Lamezia Terme. Questa mattina il gip distrettuale Pietro Scuteri, facendo proprie le istanze della Procura distrettuale di Catanzaro, ha emesso cinque ordinanze di custodia cautelare nei confronti di Aldo Notarianni 51 anni di Nicastro, detenuto; Giovanni Notarianni detto "Gianluca", 45 anni di Lamezia Terme, detenuto; Antonio Villella detto "Crozza", 40 anni di Lamezia Terme, attualmente detenuto; Pasquale Gullo, 45 anni di Lamezia Terme, rintracciato presso la sua abitazione e Vincenzo Torcasio 36 anni di Lamezia Terme attualmente detenuto.
La ricostruzione. Alle ore 20.15 circa del 6 dicembre del 2000, una telefonata anonima sull'utenza 113 del commissariato della polizia di Lamezia Terme segnalava una sparatoria all'interno del bar Giampà sito in via del Progresso.

Il personale intervenuto aveva modo di constatare che in quell'esercizio pubblico, nei pressi del bancone, due persone giacevano a terra, prive di vita. Nel corso del sopralluogo venivano identificate le due vittime, Pasquale Izzo e Giovanni Molinara. La successiva ispezione cadaverica, effettuata dai consulenti incaricati dall'autorità giudiziaria accertava che Molinara era stato attinto da un solo colpo di arma da fuoco al petto, mentre Izzo da quattro colpi di cui uno al torace, uno al fianco sinistro e due alle spalle.
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Le indagini. Le indagini svolte nell'immediatezza facevano emergere che, alle ore 19.50 circa le due vittime erano entrati in quel locale e mentre nei pressi del bancone stavano consumando una bevanda, entrava un soggetto il quale, travisato da passamontagna, esplodeva all'indirizzo dei due avventori diversi colpi di arma da fuoco.

Il proprietario del locale Vincenzo Giampà, che si trovava dietro il bancone uditi i primi colpi cercava riparo nascondendosi nella parte bassa del bancone da dove usciva soltanto alla fine degli spari, notando che Izzo e Molinaro erano stati attinti dai colpi e si trovavano riversi per terra e provvedendo immediatamente a contattare il 113.
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I testimoni. Nel proseguo delle indagini, Antonio Giampà, avventore presente nel locale nel momento dell'agguato, aggiungeva di aver notato il killer - entrato travisato nel locale - con le mani nelle tasche del giubbino e avvicinatosi al gruppetto di persone presenti, estraeva dalla tasca una pistola esplodendo quattro cinque colpi in rapida successione.

Izzo e Molinara crollavano a terra ed il killer guadagnava l'uscita. Successivamente, alle ore 21.45, in contrada Lagani, veniva rinvenuta completamente bruciata dalle fiamme un'autovettura Fiat Uno di colore grigio, risultata rubata il giorno precedente a Falerna Marina. In sede di sopralluogo sul veicolo, il personale della polizia scientifica rinveniva all'interno un revolver calibro 38 ed un fucile calibro 12 automatico con matricola abrasa nonché cinque fondelli di proiettile il tutto danneggiato dal fuoco.
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Le dichiarazioni. Le dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia hanno aiutato gli inquirenti a fare piena luce sull'efferato delitto compiuto nel pieno centro di Lamezia Terme. Giuseppe Giampà, Angelo Torcasio, Pasquale Giampà e Pasquale Catroppa, interrogati dagli inquirenti, hanno permesso di ricostruire le motivazioni, le modalità di esecuzione e della successiva fuga dei killers.
Gli interrogatori. Durante l'interrogatorio, il collaboratore Giuseppe Giampà ha raccontato della riunione in cui si decise di uccidere Pasquale Izzo: "Noi praticamente eravamo là a casa di Aldo, io ho portato il 38. Aldo è uscito fuori e ha sparato un paio di colpi per vedere se andava bene. E' arrivato Villella, stabilito l'orario che doveva arrivare la Punto, eh lo Punto, la Uno.

Ha portato 'sta macchina e dopo verso le otto di seraa non mi ricordo ma otto e un quarto una cosa del genere, è stato consumato l'omicidio".
Il collaboratore. Anche Pasquale Giampà ha reso alcune dichiarazioni utili agli inquirenti: "Pasquale Izzo siccome si ubriacava e parlava a vanvera, e già gliela avevamo promessa negli anni '80 che parlava sempre assai, andavamo parlando che era uscito. Pasquale dice: "Come hanno ammazzato a Giovanni ma' ammazzano pure a te'; a Pasquale gli è venuto all'orecchio e dice: "Questo si ubriaca e la sera va parlando assai" e l'ha fatto ammazzare".
La decisione. Nino Torcasio e Pasquale Giampà detto "Boccaccio", nella loro qualità di co-direttori della cosca di 'ndrangheta Cerra-Torcasio-Giampà di Lamezia Terme, per vendicare l'assassinio di Giovanni Torcasio, dopo aver effettuato vari incontri con gli affiliati più rappresentativi della cosca tra i quali Aldo Notarianni, Giuseppe Giampà, Giovanni Notariani, Antonio Villella, Pasquale Gullo e Vincenzo Torcasio, secondo la ricostruzione degli inquirenti avrebbero decretato l'azione omicidiaria nei confronti di Pasquale Izzo, ritenuto affiliato all'avversa cosca Iannazzo-Cannizzaro-Daponte, dando mandato per l'esecuzione a Aldo Notarianni, Maurizio Giampà, Giuseppe Giampà, Antonio Villela e Giovanni Notarianni detto "Gianluca".
GUARDA LA VIDEO-INTERVISTA AL PROCURATORE GIOVANNI BOMBARDIERI:
https://www.youtube.com/watch?v=JsVOqP4XAYQ
