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Un inaspettato ribaltamento giuridico segna una nuova tappa nel processo scaturito dalla maxi-operazione "Nemea". La Corte di Appello di Catanzaro, in funzione di giudice dell'esecuzione, ha disposto l'immediata scarcerazione di Luca Ciconte (33 anni, di Soriano Calabro), accogliendo in pieno l'istanza presentata dal suo legale di fiducia, l'avvocato Giuseppe Di Renzo.

Il caso ruota attorno all'ordine di esecuzione emesso dalla Procura Generale nel febbraio 2025, che imponeva a Ciconte una detenzione basata sulla sentenza d'appello del 2022 (che rideterminava la pena a oltre 13 anni di reclusione per vari reati, tra cui associazione finalizzata al traffico di stupefacenti). Tuttavia, la Corte di Cassazione, lo scorso gennaio, aveva annullato con rinvio la condanna per alcuni capi d'accusa (tra cui il 416-bis), dichiarando "assorbiti" i motivi di ricorso relativi al trattamento sanzionatorio e alle attenuanti generiche.

L'avvocato Giuseppe Di Renzo ha sollevato un'eccezione fondamentale: finché il giudizio di rinvio non si sarà espresso sulle attenuanti e sul ricalcolo della pena, quest'ultima non può considerarsi "certa e irrevocabile". La Corte di Appello ha condiviso tale tesi, rilevando che la pena inflitta non presenta i caratteri della completezza, essendo suscettibile di modifiche nel futuro giudizio di rinvio e che, pertanto, l'ordine di carcerazione deve essere dichiarato inefficace.

Con il provvedimento depositato in data odierna, 2 marzo 2026, i giudici hanno ordinato l'immediata liberazione di Ciconte, qualora non detenuto per altra causa. L'uomo, coinvolto nell'inchiesta "Nemea" che ha colpito duramente le dinamiche criminali dell'area vibonese, affronterà ora il processo di rinvio da uomo libero, in attesa che venga stabilita una pena definitiva e non più soggetta a variazioni.