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Il clan Piromalli non è solo memoria del passato: è una realtà viva e pericolosa nella Piana di Gioia Tauro. L’operazione “Res Tauro” della magistratura calabrese ha portato all’arresto di 26 persone, confermando la centralità di Giuseppe “Pino” Piromalli, noto come “Facciazza”, nella ricostruzione del potere del sodalizio. Scarcerato nel 2021 dopo anni di detenzione, l’ottantenne avrebbe rapidamente ripristinato la leadership del clan, ridefinendo ruoli, rafforzando relazioni criminali e riprendendo il controllo su imprese e beni confiscati.

Secondo gli inquirenti, i Piromalli hanno utilizzato metodi sofisticati che vanno dall’estorsione al riciclaggio, manipolando aste giudiziarie e appalti pubblici, imponendo condizioni agli imprenditori locali e riappropriandosi di beni sottratti alla criminalità. L’inchiesta documenta 61 episodi in cui il clan ha agito con un mix di intimidazioni, corruzione e controllo economico, facendo della Piana un feudo mafioso dove agire “fuori dalla regola” significa rischiare.

Gli arresti segnano un colpo importante, ma gli esperti sottolineano che senza un intervento strutturale e continuativo dello Stato, il clan può rigenerarsi. Per contrastare efficacemente Piromalli è necessario monitoraggio costante di appalti e gare, tutela dei testimoni e libertà per gli imprenditori che resistono. La sfida per la comunità locale resta quella di opporre legalità, partecipazione e controllo diffuso a un potere che, invisibile ma concreto, continua a dettare regole sul territorio.