Omicidio Colloca nel Vibonese, si aggrava la posizione del figlio: "L'infermiere ucciso con il calcio della pistola"
Sarebbe stato il figlio l’autore dell’omicidio dell’infermiere 49enne di Vena Superiore Nicola Colloca. Lo avrebbe colpito, secondo quanto riportato dall’edizione di oggi de “il Quotidiano del Sud”, con il calcio della pistola che gli sarebbe stata procurata dagli zii.
I nuovi elementi. Elementi emersi dalle indagini (sulla vicenda portata a termine dal pm Michele Sirgiovanni) condotte dai carabinieri della Compagnia di Vibo Valentia. Per il delitto erano indagate otto persone: il figlio, la moglie, i cognati ed altri conoscenti. Alla luce delle novità investigative, il figlio e la moglie sono ora accusati di omicidio in concorso, mentre gli altri di favoreggiamento.
Gli imputati. Questi i nomi di tutti gli imputati: Caterina Gentile, 49 anni, moglie della vittima; Luciano Colloca, 27 anni, figlio dell'infermiere; Caterina Magro, 42 anni, nata a Vibo, ma residente a Terni; Michele Rumbolà, 63 anni, di Vibo; Nicola Gentile, 56 anni, di Vibo e Domenico Gentile, 44 anni, di Arena, cognati di Nicola Colloca. L’accusa di omicidio è aggravata per la moglie ed il figlio della vittima, avendo commesso il fatto contro il coniuge ed il genitore. Favoreggiamento invece per Domenico Antonio Lentini, 57 anni, e Romanina D'Aguì, 53 anni, entrambi di Vibo Valentia.
I capi di imputazione. “A Caterina Gentile, Luciano Colloca e Michele Rumbolà - si legge nel capo di imputazione riportato da “il Quotidiano del Sud” - si contesta il reato di concorso in omicidio di Nicola Colloca cagionato attraverso un violento trauma cranico contusivo e fratturativo sulla porzione sinistra della volta cranica che ha prodotto conseguenze encefaliche e anche emorragiche; mentre tutti e tre i soggetti pianificano l'omicidio per motivi economici e sentimentali, il figlio Luciano eseguiva materialmente il reato colpendo il padre con un colpo contundente, il calcio di una pistola”. Nicola e Domenico Gentile e Caterina Magro, ritenuta la finta amante dell'infermiere, avrebbero invece agevolato, in concorso tra loro, la morte del 49enne: "In particolare, i due fratelli avrebbero fornito al nipote l'arma con la quale consumare il delitto. Caterina Magro avrebbe poi dichiarato falsamente di intrattenere un rapporto sentimentale extraconiugale con Nicola Colloca, agevolando e rafforzando un tal modo il proposito criminoso degli ideatori dell'omicidio”. Quindi, Domenico Lentini e Romanina D'Aguì, sono accusati di favoreggiamento in quanto, “dopo la commissione dell'omicidio, in più occasioni, dalla polizia giudiziaria operante a seguito di formale notifica e in qualità di persone informate sui fatti, avrebbero reso dichiarazioni false”.
