L'INTERVENTO | Mileto, la città della fede e dell'inciucio perenne
di VINCENZO VARONE
Eccola Mileto, adagiata nelle penombra di un tardo pomeriggio freddissimo inquieto e inquietante. Una citta senza politica, senza dibattito vero, ma soprattutto senza “lanterne” in grado di scrutarne le visceri malate. Un luogo dove si avverte forte l’assenza di prospettive e lo stillicidio silenzioso e drammatico delle tante partenze. Una, due, tre, quattro, cinque famiglie e via di questo passo da questo paese dell’anima che strada facendo si è rivelato patrigno e ingrato. Un impoverimento di intelligenze, di suoni e di energie. Una sconfitta per tutti. Nessuno escluso.
Eccola Mileto, una città-collina, da cui si vede il Poro circondato dalla sua natura antica, e dalle cui terrazze e balconi nelle sere in cui il cielo sprizza letizia si possono ammirare l’Etna e lo Stretto di Messina con il suo azzurro mare.. Quasi un invito alla poesia, al ricordo e a vivere nella sua pienezza la soavità dello spirito.
Eccola Mileto ,l’ ex capitale normanna che si fregia continuamente delle sue antiche glorie fascinose e belle, ma improduttive se non accompagnate da un progetto serio. Un luogo di chiese che odorano di incenso, di prediche inascoltate, di chiacchiere leste pronte a fare proseliti, di auto balorde che sfrecciano veloci con sacrilegio nelle notti quiete e di moralizzatori della domenica abituati a proporre ma a non muovere mai foglia per pigrizia e per non correre il rischio di sporcarsi le mani.
Eccola Mileto, luogo di fede e di grazia con il campanile della Basilica Cattedrale che svetta maestoso vicino al cielo. Eccola Mileto, pronta all’idillio, all’applauso, all’elogio e nello stesso tempo al macero, allo sproloquio, al non ricordo, al non so e all’inciucio notturno perenne
