Al momento non ci sono le condizioni per ritenere necessario il ricorso all'accesso ispettivo al Comune di Reggio Emilia per fatti che rimandano anche alla 'ndrangheta. L'ha detto il ministro dell'Interno Angelino Alfano durante il question time alla Camera, rispondendo ad una interrogazione del M5S circa l'insediamento o meno di una commissione di accesso o inchiesta. Alfano ha premesso che questo strumento "è finalizzato alla puntuale verifica di elementi indizianti circa l'eventuale sussistenza di fatti e circostanze che possano suffragare l'ipotesi di compromissione della libera determinazione degli organi comunali con conseguente sviamento dell'azione amministrativa dai canoni di trasparenza e legalità". Al riguardo i rapporti tra l'imprenditore Macrì - figura attorno alla quale ruotava l'interrogazione - e l'amministrazione di Reggio Emilia "sono riferiti ad appalti tra il 2003 e il 2012, periodo tuttavia nel quale non si era ancora configurata l'ipotesi accusatoria di continguità mafiosa in capo a Macrì esente da precedenti penali fino al 2014, nè erano emerse controindicazioni che avrebbero potuto influire sulla certificazione antimafia". Il ministro dell'Interno ha poi aggiunto che in merito invece alla vicenda relativa "all'acquisto di un immobile di proprietà di un'impresa del Macrì che coinvolge la moglie del sindaco Vecchi di Reggio Emilia, dirigente fino a qualche anno fa del settore urbanistico del comune reggiano, rilevato anche qui che la transazione sarebbe avvenuta prima del coinvolgimento dell'imprenditore calabrese in inchieste di mafia, è anche da dire che l'episodio di carattere privato non attiene direttamente alle attività amministrative o gestorie del comune di Reggio Emilia". Alfano ha comunque assicurato che "naturalmente laddove successivi accertamenti dovessero suggerire il ricorso a strumenti di carattere ispettivo per accertare se il Macrì abbia effettivamente esercitato forme anche indirette di condizionamento sul comune reggiano verrà senz'altro attivata la procedura prevista dall'articolo 143 del testo unico degli enti locali". Durissima la replica degli interpellanti che hanno accusato Alfano di aver risposto solo ad uno dei sette temi posti sul tappeto e di non prendere decisioni "proprie di un ministro dell'Interno".