Natuzza e la "Giornata della Promessa", cancelli chiusi alla Villa della Gioia
Nessuna celebrazione neppure quest’anno a Paravati in occasione della "Giornata della Promessa", ovvero il giorno in cui nel 1940 la Vergine Maria disse all’allora giovanissima Natuzza Evolo che “il 26 luglio avrebbe fatto la morte apparente". Questo evento non è stato ricordato in virtù del decreto vescovile emesso e reso pubblico in occasione della festa della Mamma del 2017. “Ancora Natuzza – fece sapere in quella precisa circostanza il vescovo Luigi Renzo - non può essere oggetto in nessun modo di culto pubblico fino a quando la Chiesa non riconosce ufficialmente le sue virtù eroiche. Solo allora può partire – precisò il presule - la sua venerabilità. Questo non è mortificarla, anzi. Questo non significa – concluse il vescovo - non amare Natuzza o non sentirci amati da Natuzza”.
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Cancelli chiusi. Ieri i cancelli della Villa della Gioia sono rimasti chiusi con questo avviso: “Oggi 26 luglio 2018 la Fondazione resterà chiusa per ottemperare all’invito di monsignor Luigi Renzo che non ritiene opportuno che sia svolta alcuna manifestazione all’interno". I fedeli giunti a Paravati hanno dovuto fare marcia indietro e qualcuno ha manifestato la sua contrarietà postando su facebook alcuni video.
La "Giornata della Promessa" risale al 26 luglio 1940. Natuzza Evolo - che allora era una ragazina e non sapeva né leggere né scrivere e la cui storia di fede e di bontà, nonchè i suoi colloqui con gli angeli e i defunti avevano già incominciato a suscitare l’intesse delle gente e della grande stampa varcando anche i confini nazionali - in quel momento non comprese il significato dalla parola “apparente” e disse ai parenti e alla famiglia dell’avvocato Silvio Colloca che la ospitava, in via Duomo nel cuore di Mileto, che sarebbe morta e che, finalmente, avrebbe potuto raggiungere il suo Gesù.
Confiderà poi testualmente la stessa Natuzza alle persone a lei più vicine ai suoi padri spirituali don Pasquale Barone e padre Michele Cordiano nel ricordare quel momento così particolare: “Chi piangeva di qua, chi piangeva di là. Io non piangevo, ero contenta. Fu così che mi addormentai in un sonno profondo. Era di sera, era tra lume e lustro, ma per me non era tra lume e lustro, perché mi trovai in un posto bellissimo, che era come una cupola, ma largo, largo, largo e rotondo come una piazza”.
Le testimonianze. Quel sonno durerà sette interminabili ore. Un tempo lunghissimo in cui Natuzza venne attorniata da numerosi medici che aspettavano da un momento all’altro la sua morte. In mezzo alla gente c’erano anche numerosi giornalisti e tanti giovani di Paravati, tra cui Ferdinando Crupi e Antonino Varone, coetanei e vicini di casa di Natuzza, morti alcuni fa, che hanno sempre ricordato con dovizia di particolari quella giornata così particolare con tante gente proveniente anche dai centri vicini come Rosarno, Jonadi, San Calogero, San Costantino Calabro, Rombiolo, Filandari e Vibo Valentia. “Una moltitudine di popolo – hanno a più riprese sottolineato – mai vista dalle nostre parti se non in occasione dell’insediamento di qualche vescovo o dell’ordinazione di un più di un sacerdote”. Racconterà poi al suo risveglio la tredicenne Fortunata Evolo che si era improvvisamente trovata “in Paradiso al cospetto di Gesù” che le chiese di “portare a lui le anime, di amare e compatire, di amare e soffrire”. Aggiunse anche che “c’era una luce meravigliosa che faceva mille colori, bellissima” e che “ Gesù predicava e tutti gli altri rispondevano meno di me, che non sapevo cosa rispondere, ma pregavano tutti”. Raccontò altresì che “c’era tanta gente , quattro, cinque file di centinaia di persone, piccoli e grandi sollevati da terra e a cerchio” e che erano presenti “tante anime di defunti con il viso per terra e in ginocchio che pregavano e altri in una grande luce”.
