Secondo il presidente della Conferenza Episcopale calabra, "serve una bussola, per orientarci, per riconoscere il prossimo, relegato negli angoli bui delle strade perché diverso da noi per la pelle di altro colore, perché vestito di stracci, o malato o anziano e comunque "scarto" d'una società che riconosce solo chi si omologa ai cliché del potere. Dobbiamo imparare a riconoscere la povertà che affolla le nostre strade, e spesso anche le nostre vite, per ritrovare il sano coraggio di accettarla e guardarla in faccia. Rialzati, Calabria: è questo - ha aggiunto monsignor Bertolone - il grido d'affetto che rivolgo ai calabresi, indistintamente e senza menzioni particolari: chi svolge o ricopre incarichi di particolare responsabilità, saprà guardarsi dentro per trovare un supplemento di impegno che gli è richiesto per il ruolo che svolge?".

Da qui, infine l'esortazione del presidente della Cec alla "nostra bella e nobile Calabria": "Riprendi a camminare con le tue gambe, senza indugi. Basta guardare a Cristo Gesù fattosi uomo per dare vita a una nuova creazione e ad una nuova umanità. Non è una fiaba o un'invenzione, la Natività: è un canto alla vita e non solo una memoria del passato. Provaci, Calabria: non cedere onore e dignità, ma riprenditi il futuro. E non temere il tempo che verrà, carico di sfide ancor più difficili: negli occhi dei tuoi figli che partono senza più tornare c'è la ragione di una resistenza che smetterà d'essere indignazione celata per diventare occasione di riscatto e costruzione di alternative capaci, coerenti, credibili. Nel tuo non facile cammino, Calabria mia, ti sia d'aiuto la luce di Cristo Gesù. Sia Lui - ha concluso monsignor Bertolone - il faro che illumina ogni passo, il sole che rischiara l'orizzonte per sempre e al quale tendere, la luce che squarci una volta per sempre le tenebre ed i lacci che ti tengono avvinta. Gettare il cuore oltre l'ostacolo, sperare contro ogni speranza, vivere per amare: sia questo il nostro Natale. A tutti ed a ciascuno, di cuore".