Malati oncologici, cardiopatici, diabetici. E poi tutti gli altri, specialità per specialità: colpiti, direttamente o indirettamente, dagli effetti del Coronavirus. Il conto di Covid-19 risulta impressionante non solo per i costi dell’emergenza pandemica, ma anche per le molte e spiacevoli conseguenze sugli assetti del Servizio sanitario nazionale e sulla salute dei cittadini. Oltre 400mila interventi chirurgici rinviati, almeno 11 milioni di visite e accertamenti arretrati da smaltire, screening e follow up bloccati o al rallentatore. Una bolla, uno stato di generale ’sospensione’ (anche emotiva).

"Virus clinicamente irrilevante, improbabile ritorno in autunno"

L'Italia uscita dal lockdown prova a quantificare i danni e ogni stima rischia di esser al ribasso. Per due mesi abbondanti gli ospedali sono diventati fortini contro il Covid-19 di fatto meno accessibili agli altri malati: vuoi per il necessario sdoppiamento dei percorsi terapeutici tra pazienti Covid e non Covid, vuoi per lo spostamento di professionalità sanitarie alla copertura dell’emergenza, vuoi per l’ovvia paura o ritrosia – a meno di pericolo di vita – di accedere a reparti diventati sguarniti, pericolosi e di fatto non accoglienti. Colpa di nessuno (forse), vista la drammatica concatenazione degli eventi. Però è un dato di fatto che i malati di tutte le patologie non Covid ricorderanno il 2020 come l’anno più difficile – e forse meno performante – della propria vita sanitaria.

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