Nel 125° anniversario dalla nascita l'associazione promuove alle ore 16 la cerimonia davanti al monumento in piazza San Leoluca e la deposizione di una corona d'alloro

di MICHELE LA ROCCA

Il 12 dicembre 1892, in una fredda e umida casetta di Monteleone Calabro, nasceva da Leone e Carmela de Luca, Luigi Razza. Un ragazzo umile, ma dalla viva intelligenza, destinato a lasciare il segno in una cittadina di provincia in piena decadenza, ma ancora molto vivace dal punto di vista culturale. Erano anni difficili, fatti di sofferenza e di lotte, di stenti e di sogni. Fu in questo clima che Razza forgiò il suo carattere ed iniziò i suoi studi.

All'età di 15 anni inizia il suo peregrinare per l'Italia. Si trasferisce a Noto. Le condizioni della famiglia sono ora miserrime. Quando il padre gli comunica di non poterlo mantenere agli studi, lui non si perde d'animo e, lavorando, riesce a completare gli studi liceali. E' questo il periodo in cui matura in lui la coscienza della esistenza di profonde diseguaglianze economiche e sociali che lo indignano profondamente. Inizia così la sua attività di giornalista e di sindacalista, aderendo agli ideali del socialismo. Ideali che, anche in seguito, pur aderendo al fascismo, non abbandonerà mai. Nei suoi soggiorni vibonesi amava dire allo zio Ciccio, fratello della mamma: “Sotto questa camicia nera ero e sono sempre socialista nel cuore”. Nel senso che aveva a cuore le sorti delle classi contadine ed operaie.

Nel 1913 è a Milano dove si laurea in Giurisprudenza. Si getta a capofitto nella attività sindacale. Conosce Corridoni e ne diviene discepolo fedele. “Luigi Razza era un cosino tutt'occhi e tutt'occhiali e capelli scompigliati, secco e nervoso, irruento a volte e meditatore: pronto a dar battaglia e pronto a mettere pace tra i contendenti”, questo il ritratto tracciato da Carlo Maria Caretta, suo amico in quegli anni all'ombra della Madonnina. Convinto interventista, partecipa alla Grande Guerra nel 8° Fanteria. A Trento conosce Edith Hubert la donna che sarebbe diventata sua moglie.  Nel 1926 entra nel Parlamento italiano. A Roma fino al 1934 ricopre diversi incarichi, continuando nella sua attaività sindacale in difesa dei più umili e degli sfruttati, che culmina nella famosa vertenza delle mondine, a cui vengono riconosciuti diritti e retribuzione adeguata. Nel 1935 viene nominato da Mussolini, Ministro dei Lavori Pubblici. Qualcuno pensa che sia stata una promozione per allontanarlo dai sindacati e dalle lotte operaie. Se così era, il risultato non fu quello voluto. Razza intraprese con entusiasmo ed efficacia il suo nuovo incarico. La cosa forse non fu gradita nei piani alti del Fascismo.

All'alba del 7 agosto 1935, avviene un incidente che ancora rimane avvolto nel mistero. Mentre Razza si trova in missione in Africa, il suo aereo partito per raggiungere Asmara precipita nei pressi de Il Cairo. Da alcune ricostruzioni pare che i motori esplosero in volo, per via del carburante riempito di esplosivo. Allora, ammesso che la morte di Razza sia stata voluta, chi l'ha voluta? E' stato Mussolini o sono stati gli inglesi, come tentò il fascismo di far credere? Perchè il Duce avrebbe voluto la morte del suo ministro dei Lavori Pubblici? Ovvero, perchè la avrebbero voluta gli inglesi? Tutti questi interrogativi non sono leziosi, ma servono per instillare dubbi, leciti, che non servano ad un uso di parte della figura di  Luigi Razza.

Mentre il regime tentò di far credere che la scomparsa di Razza fu dovuta ad un tragico evento, ventilando l'ipotesi di un attentato straniero, ai giorni nostri si è provato a sdoganare  Razza dal Fascismo con la tesi dell'omicidio voluto dall'alto. Secondo lo studioso Salvatore Dotto si trattò di un omicidio di Stato (“Luigi Razza, menzogna e delitto di Stato”, Giarre – 2002). Nel Regime non si gradiva il gradimento in crescita del poiltico vibonese e si decise di eliminarlo. Tesi suggestiva che non sta a noi approfondire qui, ma che trova riscontri storici oggettivi, in mancanza di vere e proprie prove. Di certo la rivalutazione del cosiddetto Fascismo di sinistra, di cui Razza fu uno dei protagonisti con Elio Vittorini e Vasco Pratolini, ci fa pensare che proprio a questa sua tendenza, dissolta dopo il 1936, sia da collegare anche il mistero della sua scomparsa. Oggi può serenamente affermare che i fascisti di sinistra non furono un manipolo di visionari o di illusi, ma che seppero vedere più lontano di tanti altri, sia fascisti che antifascisti. E che soprattutto che seppero interpretare dignitosamente, con coerenza e, spesso, con autentico spirito di sacrificio, le esigenze profonde della società italiana, che non erano il piacere del manganello e dell’olio di ricino, ma la volontà di realizzare una profonda trasformazione della società italiana, in senso autenticamente popolare ed in tutte le sue manifestazioni: dall’economia, alla politica, alla cultura.  

Luigi Razza, nonostante la lontananza dalla sua Calabria, non smise mai di pensare alla sua città natale, Nei suoi progetti Vibo Valentia doveva diventare già allora la quarta provincia della Calabria, così inizio a dotarla di edifici e strutture importanti, dal Municipio al Tribunale, Palazzo delle Finanze, Aeroporto, edifici scolastici, mentre la sede della Provincia doveva essere l'attuale sede della scuola Don Bosco e Garibaldi. L'incidente del 1935 mise fine ai suoi progetti e Mussolini non si degnò di onorarli.

Oggi nella ricorrenza del suo 125° anniversario dalla nascita, la sua città sembra averlo dimenticato. Ci ha pensato l'associazione storico culturale ViboInsieme a rendere onore ad uno dei figli più grandi di Vibo Valentia, con una cerimonia semplice alle ore 16,00 davanti al suo monumento in piazza San Leoluca e la deposizione di una corona d'alloro.