«Per la prima volta siamo stati accolti cordialmente: in passato, tutte le volte che ci siamo recati in Comune, le amministrazioni precedenti hanno allertato puntualmente la Questura, come se fossimo dei delinquenti. Rileviamo, dunque, un segnale di discontinuità rilevante ed è già una cosa importante».

A parlare, a margine dell’incontro che si è tenuto nella mattinata odierna in Comune, è Luciano Gagliardi rappresentante dell’associazione “compresi gli Ultimi”, organizzazione no-profit aderente al coordinamento nazionale del Forum italiano dei Movimenti per l’Acqua, che ieri mattina è stato ricevuto in Municipio dal sindaco Enzo Romeo, accompagnato da Salvatore Monteleone e Marco Miceli, rispettivamente assessori al Servizio idrico integrato e all’Ambiente.

«La nostra richiesta, di un Consiglio comunale aperto per discutere dell’annoso problema acqua potabile a Vibo, è stata accolta. E’ nostra intenzione - spiega ancora l’attivista - partire dall’ordine del giorno firmato Pd e presentato da Marco Talarico, attuale assessore comunale, in cui si prende atto che la diga dell’Alaco, come peraltro emerso dalle varie inchieste, non sia stata mai caratterizzata. Pertanto, l’acqua che arriva nei serbatoi comunali non può essere dichiarata potabile. Al contempo - prosegue - abbiamo chiesto al sindaco di esercitare la prerogativa di massima autorità sanitaria del territorio e, quindi, di sollecitare l’Azienda sanitaria provinciale: si pensi che nei rapporti analitici l’Asp si limita a dire che l’acqua che fuoriesce dai nostri rubinetti sia conforme rispetto ai parametri analizzati, ma non potabile. Auspichiamo – conclude l’attivista - che alle parole, alle strette di mani e alla cordialità dimostrate dal sindaco e dagli assessori Monteleone e Miceli seguano i fatti e una azione decisa a tutela della legalità e dei cittadini».