Inchiesta contro il clan dei Piscopisani, annullata ordinanza per il boss Pantaleone Mancuso
Il Tribunale del Riesame di Catanzaro presieduto dal giudice Valea ha annullato un'altra ordinanza cautelare emessa dal gip distrettuale nell'ambito dell'inchiesta "Rimpiazzo" contro il clan dei Piscopisani. Stavolta è stata accolta l'istanza presentata dal boss Pantaleone Mancuso, alias "Scarpuni" per il tramite dei suoi avvocati Francesco Sabatino e Francesco Calabrese.
Le accuse. Esponente di spicco della famiglia di Limbadi, Mancuso era chiamato a rispondere delle estorsioni aggravate dal metodo mafioso ai danni di tre imprenditori: Maduli, Fiorillo e Russo. I fatti contestati dalla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro chiamavano in causa anche Nazzareno Colace, anche lui difeso dall'avvocato Francesco Sabatino e per il quale il Riesame si è pronunciato disponendo l'annullamento della misura. Secondo l'inchiesta condotta sul campo dalle Squadre Mobili di Catanzaro e Vibo, le estorsioni agli imprenditori in questione sarebbero state compiute nella zona di Vibo Marina sotto il predominio dei Mancuso fino all'intervento del gruppo dei Piscopisani.
Carcere duro. Pantaleone Mancuso resta recluso al 41 bis, il regime del carcere duro. Proprio ieri nell'ambito del processo "Black Money" la Procura antimafia di Catanzaro, ritenendolo al vertice dell'omonima cosca, ha chiesto la condanna a 18 anni di reclusione.
