Rinascita, il pentito Arena: "Saverio Razionale per il rimorso tentò il suicidio con la varechina"
Nel corso del maxi processo alla 'ndrangheta vibonese Rinascita Scott il pentito Bartolomeo Arena, il cui interrogatorio ha preso il via questa settimana, ha iniziato a parlare anche dei boss del Vibonese. Da Luigi Mancuso a Saverio Razionale. Del primo, tra i principali imputati del processo (difeso dall'avvocato Paride Scinica), ha riconosciuto anche lui - dopo diversi altri pentiti - quella che sarebbe stata la sua "superiorità" all'interno della criminalità vibonese. "Quando era in carcere - spiega il collaboratore di giustizia, 44 anni, pentito da ottobre 2019 - diverse situazioni le vedevano i fratelli, poi quando è uscito parecchie cose le ha prese lui di petto". "Ormai era lui - precisa senza troppi giri di parole - per la famiglia era lui: per qualunque cosa la voce era sempre la sua".
"Si parlava solo di Luigi Mancuso".
L'uscita di prigione del boss di Limbadi è avvenuta "dopo quasi vent’anni se non sbaglio, tra il 2012 e il 2013": "Mi ricordo che quando è uscito Luigi Mancuso - evidenzia - si è parlato solo di Luigi Mancuso". E anche in altri momenti dell'interrogatorio, portato avanti dal pm della Dda di Catanzaro Andrea Mancuso, ha risposto, in merito a un'attività commerciale: "So che è riconducibile alla loro famiglia (dei Mancuso, ndr), nello specifico non le saprei dire, ma le redini su tutto le aveva Luigi Mancuso".
Il furto di bestiame, la lite, l'omicidio.
Riguardo invece al boss di San Gregorio, Saverio Razionale, ha raccontato un particolare non di poco conto: da giovane avrebbe tentato il suicidio perchè divorato dal "rimorso". Il contesto è una lite tra Francesco Fortuna, detto "Ciccio pomodoro", e Pino Gasparro, cognato di Razionale, in merito a un furto di bestiame. "Francesco Fortuna incontra Saverio Razionale, che all’epoca credo che fosse minorenne o appena maggiorenne, e gli chiese se andava a chiamare suo cognato. Razionale ci andò - racconta il pentito - perché fino a quel momento tra i due, Fortuna e Gasparro, c’era amicizia". Secondo quanto riferito dal collaboratore di giustizia, Ciccio Pomodoro quando si incontrarono chiese spiegazioni sui furti di bestiame a Gasparro, accusandolo. Non finì bene: "Gasparro negò e partì una lite. Ciccio Pomodoro sparò Pino Gasparro - prosegue Bartolomeo Arena - e venne ferito anche Saverio Razionale alle gambe se non erro".
Il tentato suicidio.
Ed è a questo punto che il pentito vibonese afferma: "Antonio Macrì mi raccontò che per il rimorso, sentendosi colpevole della morte di suo cognato, Saverio Razionale tentò il suicidio con della varechina". Lasciando intendere quello che è stato un momento forse decisivo della vita di Saverio Razionale: dal provare rimorso per la morte di qualcuno, addirittura al punto da tentare il suicidio, a diventare un importante boss della criminalità organizzata. Arrivando financo a essere definito, dal "super pentito" della Dda di Catanzaro Andrea Mantella, il "Leonardo da Vinci della 'ndrangheta vibonese" (ne abbiamo parlato QUI).
