Crac nei Cinquestelle, cresce il dissenso: più di trenta pronti alla fuga
Il Movimento 5 stelle accusa un nuovo colpo, l’uscita dei senatori Ugo Grassi, Stefano Lucidi e Francesco Urraro verso la Lega, mossa da tempo annunciata ma diventata reale solo ieri, dopo il voto sul Mes che ha inflitto una nuova crepa alla stabilità del partito grillino.
Dei tre, Grassi è stato quello che se n’è andato in modo più polemico, con una lettera in cui scrive che "il punto del mio dissenso non nasce da un mio cambiamento di opinioni, bensì dalla determinazione dei vertici del Movimento di guidare il Paese con la granitica convinzione di essere i depositari del vero e di poter assumere ogni decisione in totale solitudine. Gli effetti di questo modo di procedere sono così gravi ed evidenti (a chi vuol vedere) da non dover neppure essere esposti".
Un sentimento ormai comune a molti, forse a troppi tra gli eletti grillini a Palazzo Madama dove ormai si contano 15 dissidenti ‘effettivi’ (alla Camera sarebbero una ventina), anche se in pochi escono allo scoperto come ha fatto ieri Lucidi o come si è mostrato critico Elio Lannutti. Gianluigi Paragone, che ha votato convintamente contro il Mes, invece non lascerà il Movimento per la Lega. Almeno per ora. Anche se Salvini non vede l’ora di accoglierlo. Lui come gli altri: "Le porte della Lega sono aperte a tutti gli eletti e gli elettori a 5 Stelle – ha ironizzato ieri – che mantengono coerenza, onore e dignità".
