Un soprannome pesante, quello di «più grosso trafficante calabrese», è stato per la Procura di Catania la chiave di volta per inquadrare Alex Prestanicola all'interno di un sodalizio criminale dedito al narcotraffico tra Sicilia e Calabria. Tuttavia, su quell'impianto accusatorio è arrivato ora lo stop della Suprema Corte. La Sesta Sezione Penale della Cassazione ha infatti annullato l’ordinanza del Tribunale del Riesame di Catania, accogliendo il ricorso presentato dagli avvocati Dario Vannetiello e Diego Brancia e disponendo un nuovo giudizio per il vibonese, già noto alle cronache giudiziarie per l’assoluzione ottenuta nel maxi-processo Rinascita Scott. 

Alex Prestanicola

L'inchiesta della Dda etnea aveva delineato per Prestanicola un ruolo di primo piano: secondo gli investigatori, non si sarebbe trattato di un semplice contatto, ma di un tassello fondamentale nel sistema di approvvigionamento di cocaina per l'organizzazione. A corroborare tale tesi, la Procura aveva prodotto un vasto compendio probatorio fatto di intercettazioni ambientali e telefoniche, dati GPS e il presunto supporto tecnologico fornito dal calabrese al gruppo — guidato, secondo le accuse, da Emanuele Lauretta — attraverso la distribuzione di telefoni criptati.
La strategia degli avvocati Vannetiello e Brancia si è concentrata sulla demistificazione del materiale probatorio. Secondo la difesa, le conversazioni captate dagli inquirenti — comprese quelle in cui viene fatto riferimento al presunto ruolo di «trafficante» di Prestanicola — sarebbero state interpretate in modo distorto. La tesi difensiva è netta: la presenza del vibonese in territorio siciliano e i suoi costanti contatti con i coindagati sarebbero esclusivamente riconducibili a un’attività lecita di compravendita di autovetture. Inoltre, i legali hanno sollevato forti dubbi sull'effettiva identificazione di Prestanicola come interlocutore in molte delle conversazioni ritenute pilastri dell'accusa.
L'annullamento con rinvio pronunciato dai giudici di legittimità obbliga ora il Tribunale del Riesame di Catania a una nuova valutazione. I giudici dovranno riesaminare la posizione dell'indagato, allineandosi ai principi indicati nella sentenza della Cassazione. Tale passaggio si preannuncia decisivo: il nuovo esame potrebbe infatti portare a un ridimensionamento delle esigenze cautelari, mettendo in discussione la permanenza della misura restrittiva attualmente applicata al vibonese.