Il vibonese Ivan a rischio sfratto: la sua storia approda in Tv (VIDEO)
Martedì scorso Le Iene hanno raccontato su Italia 1 la storia di Ivan Tavella, ragazzo di Vibo Valentia affetto da distrofia muscolare di Duchenne che vive a Parma in una abitazione gestita da una onlus. Dopo ben 12 anni di accoglienza e 760mila euro di soldi pubblici incassati, la stessa onlus lo vorrebbe sfrattare. «Vorrebbe, insomma, dare il “ben servito” a questo ragazzo che altro non chiede di rimanere nella “sua” casa per il poco tempo che gli rimane da vivere», ha scritto il giornalista Angelo De Luca sulla sua pagina Facebook. Anch’egli vibonese, ha contribuito fattivamente alla realizzazione del servizio supportando la collega Nina Palmieri.
«A parte la forza e la straordinaria maturità di Ivan, che ci ha regalato - nonostante l’ombra costante di sorella morte - fulgide emozioni di vita, mi preme sottolineare un aspetto della vicenda molto interessante. Da sempre la Asp di Vibo Valentia balza agli onori delle cronache per le sue malefatte e per la totale incapacità di gestire la sanità locale. E senza offesa per nessuno è tristemente vero. – ha continuato De Luca - Ma nel caso di Ivan no. Pochi sanno forse che la Asp di Vibo Valentia da circa un decennio ha promosso un progetto molto molto bello, che si chiama “Progetto sperimentale di Vita Indipendente”. In pratica per le persone come Ivan si aprono le porte dell’autonomia, del benessere sociale, dell’uguaglianza. L’idea di base è semplice: avere una casetta, avere il proprio spazio, avere il proprio piccolo mondo. Avere semplicemente un diritto vero: l’esistenza».
Il tutto, ha specificato il giornalista vibonese, è finanziato dalla Sanità Pubblica, «che finalmente si riappropria del suo ruolo, ovvero quello del bene comune. Non è un bicchiere mezzo pieno, ma una piccola luce in un mare di m**da». Nel frattempo, però, Ivan chiede alla onlus di non sbatterlo fuori. «Chiede di restare nei suoi 40 metri quadrati, tra i suoi libri, le sue poesie e i suoi 800mila film da vedere e rivedere nelle fredde notti della pianura padana. Ma questa è un’altra storia e noi insieme a lui non molliamo», ha concluso Angelo De Luca.
