Armi: restano detenuti in carcere i fratelli Rinaldo e Valerio Loielo di Gerocarne
Il Tribunale del Riesame di Catanzaro ha respinto il ricorso degli avvocati Domenico Ioppolo e Salvatore Staiano finalizzato ad annullare la custodia cautelare in carcere emessa il 10 novembre scorso dal gip del Tribunale di Vibo Valentia, Anna Rombolà, nei confronti dei fratelli Rinaldo Loielo, 24 anni (che si trovava già agli arresti domiciliari), e Valerio Loielo, 21 anni, vittima di un tentato omicidio la sera del 5 novembre unitamente ai cugini Rinaldo, 20 anni (omonimo del primo) e Walter Loielo.
I due fratelli Loielo che restano in carcere sono accusati di detenzione illegale delle armi (una pistola calibro 357 carica e con matricola abrasa, un fucile a pallettoni con matricola abrasa calibro 12, piu' cinque cartucce dello stesso calibro) rinvenute dai carabinieri nella porcilaia dei due congiunti sita ad Ariola di Gerocarne, nel Vibonese. Ad operare gli arresti erano stati i carabinieri della Stazione di Soriano Calabro guidati dal maresciallo Barbaro Sciacca. I due fratelli arrestati, e che ora restano in carcere, sono figli del defunto boss Giuseppe Loielo, ucciso nel 2002 a colpi di kalashinikov nell'ambito della faida che da anni contrappone il clan Loielo al clan Emanuele.
Lo stesso Valerio Loielo, vittima il 5 novembre di un tentato omicidio era scampato ad altro agguato nel luglio 2014 mentre si trovava in auto insieme alla madre. Walter Loielo, 22 anni, il 18 giugno è stato invece condannato a 2 anni ed 8 mesi per la detenzione di ricetrasmittenti, armi e munizioni. Il 24enne Rinaldo Loielo si trovava agli arresti domiciliari dopo la condanna rimediata per la detenzione di un potente ordigno esplosivo di tre chili che gli sarebbe stato ceduto dal boss Pantaleone Mancuso, alias “Scarpuni”, per alimentare la guerra di mafia che nelle Preserre vibonesi vede opposti il clan Loielo (alleato a sua volta al clan Patania di Stefanaconi) al clan rivale degli Emanuele alleato ai Battaglia-Fiorillo di Piscopio.
