Centri per l'impiego, protesta alla Regione: no dei dipendenti al passaggio in "Calabria Lavoro"
Sul piede di guerra gli impiegati negli ex uffici di collocamento sparsi per la Calabria. Sit-in di protesta davanti alla Cittadella regionale
All’Azienda Calabria Lavoro no. Chiaro è stato il messaggio che una delegazione di dipendenti dei centri per l’impiego, rappresentativi di circa 400 lavoratori che svolgono attività nei 15 centri regionali, ha recapitato alla giunta raggiungendo in mattinata la Cittadella e improvvisando una manifestazione di protesta. La materia è di quelle delicate e riguarda il passaggio di competenze dalle Province alla Regione in vista delle prossime mutazioni degli enti intermedi in aree vaste ma il capitolo personale continua ad infiammare gli animi.
L'iter. I centri per l’impiego, in particolar modo, sono al centro di una riorganizzazione complessiva a livello nazionale dovendo a breve confluire in un’agenzia nazionale, denominata Anpal, da cui dipenderanno le varie sezioni regionali tra cui quella calabrese. Ma la costituzione di questa nuova agenzia regionale, sebbene quella nazionale sia già stata istituita, tarda a nascere in Calabria così non è ancora ben chiaro quale ente prenderà in carico il personale che attualmente gestisce i centri per l’impiego.
Le ipotesi. Le ipotesi sul tappeto sono al momento tre: il passaggio diretto sotto la gestione della Regione, la possibilità di sottoscrivere una convenzione tra le Province e la Regione, secondo cui il personale continuerebbe a rimanere in carico agli enti intermedi per il tempo necessario alla costituzione dell’agenzia regionale o, in alternativa, il riassorbimento del personale nell’azienda Calabria Verde, ente strumentale della Regione.
Le perplessità. I lavoratori si sono di recente riuniti in assemblea sindacale rigettando in maniera unitaria l’ultima ipotesi. Il problema discende dalle difficoltà giuridiche riguardante lo status dell’ente, il quale in quanto ente economico strumentale, non garantirebbe le tutele che invece discendono da un ente pubblico. “Se la volontà della Regione è quella di trasferire il personale in Azienda Calabria Lavoro passeremmo alle vie di fatto con lo sciopero” hanno annunciato i dipendenti dei centri per l’impiego.
Casi particolari. Sempre precarie invece le condizioni del personale delle Province di Vibo Valentia e Crotone che per le note difficoltà finanziarie in cui versano le rispettive amministrazioni, si trovano in una situazione ben più complessa. “È da molto tempo che andiamo avanti così – ha spiegato la signora Giuseppina Dominelli, dipendente del centro per l’impiego di Serra San Bruno – Da quattro anni che percepiamo gli stipendi con enorme ritardo. Avere arretrate solo quattro mensilità, com’è il caso attuale, ci sembra ormai una sciocchezza”. Ma la scarsa liquidità delle due amministrazioni, è stato spiegato, non rappresenterebbe un problema nel caso in cui i centri per l’impiego continuassero ad essere gestiti dalle Province dal momento che le risorse destinate al personale sono in parte ministeriali e in parte regionali.
Il blitz. Doveva essere discussa nella giunta convocata nel primo pomeriggio di oggi la delibera che avrebbe segnato il destino dei dipendenti dei 15 centri per l’impiego regionale. La bozza di delibera era infatti già pronta per essere approvata e avrebbe sancito il definitivo transito delle circa 400 unità lavorative nell’organico dell’Azienda Calabria Lavoro ma un secco no alla proposta è arrivato dai rappresentanti delle organizzazioni sindacali – Antonio Bevacqua, Fp Cisl Calabria, e Alfredo Iorio, Fp Cgil Calabria, – i quali hanno avuto nella tarda mattinata un incontro con l’assessore al Lavoro e alle Politiche sociali, Federica Roccisano. Al termine del lungo faccia a faccia si è deciso di ridiscutere nuovamente la questione anche alla luce delle determinazioni che il governatore, Mario Oliverio, vorrà assumere sul punto. A breve, è stato l’impegno assunto dall’assessore, i dipendenti saranno convocati per tentare di trovare una soluzione condivisa
