Scenari inquietanti aleggiano su palazzo "Luigi Razza". Il blitz della Guardia di Finanza, risalente allo scorso mese di ottobre, quando vennero prelevati fior di fascicoli da tutti i settori amministrativi, con preminenza in quello della pubblicità, e soprattutto l'operazione "Rinascita" che ha portato a ben 334 misure cautelari nei confronti di altrettanti soggetti coinvolti e vede indagate complessivamente 416 persone, minano pesantemente dalle fondamenta il futuro dell'amministrazione comunale. Le ragioni sono semplici: a finire agli arresti domiciliari sono stati un dirigente, il comandante della polizia Municipale Filippo Nesci, ulteriori tre dipendenti, puntualmente sospesi dal proprio incarico e addirittura un consigliere comunale, seppur di opposizione, vale a dire, Alfredo Lo Bianco, eletto in Vibo Unica e transitato poi nel Partito democratico. Anch'egli è stato sospeso.
Questi ed altri elementi sono attualmente al vaglio della prefettura e delle forze dell'ordine. E non è da escludere che a breve qualcosa possa accadere. D'altronde, le dichiarazioni dei pentiti, uno su tutti, Andrea Mantella, chiariscono come il palazzo di città sia rimasto molto spesso succube delle azioni criminose e delle pretese della criminalità organizzata nel corso del tempo. Nella burocrazia ma anche nella politica si anniderebbero le principali ragioni dell'eventuale accertamento degli atti amministrativi. Decisione che, tuttavia, non è ancora stata assunta. Nonostante quanto accaduto, il sindaco, la giunta e il consiglio, eccezion fatta per il capo dell'assemblea Giuseppe Muratore, hanno deciso di rimanere in carica. Ed aspettare, speranzosi, il corso degli eventi. Inevitabilmente, l'arrivo della commissione d'accesso porterebbe alle dimissioni del primo cittadino che, solo in una siffatta ipotesi, lascerebbe palazzo "Luigi Razza".