Omicidio del capo ultrà, processo d’appello atteso anche per un vibonese (NOMI)
La requisitoria della procura generale verso la conclusione per i 66 imputati

La tensione era palpabile nell’aula del processo per l’omicidio di Vittorio Boiocchi, storico capo ultrà dell’Inter ucciso nell’ottobre 2022, quando i tre imputati Gianfranco e Marco Ferdico e il vibonese Pietro Andrea Simoncini hanno offerto alla famiglia della vittima un risarcimento di 150mila euro, di cui 50mila già disponibili e il resto da versare entro fine gennaio. La moglie Giovanna Pisu e le tre figlie hanno definito la cifra “incongrua”, sottolineando che non basta il denaro per ricostruire la dinamica dei fatti e accertare tutte le responsabilità.
Il pubblico ministero Paolo Storari ha annunciato che il processo sarà rapido, con pochi testimoni, in quanto quattro imputati su cinque hanno già ammesso il coinvolgimento nei fatti. Le difese hanno dato il consenso all’acquisizione degli atti d’indagine e dei verbali della Dda di Milano. Le prossime udienze sono fissate per il 9 e 16 aprile, il 4, 25 e 27 maggio, con possibile sentenza prima della pausa estiva 2026.
Tra gli imputati figura Andrea Beretta, ex leader della Curva Nord e oggi collaboratore di giustizia, già condannato a 10 anni per l’omicidio di Antonio Bellocco, indicato come possibile mandante dell’agguato a Boiocchi. Daniel D’Alessandro resta l’unico a non aver confessato. La presidente della Corte d’Assise, Antonella Bertoja, ha auspicato il trasferimento degli imputati in istituti più vicini a Milano, con Beretta in luogo protetto, per agevolare lo svolgimento delle udienze e consentire alla Corte di giungere al verdetto su uno dei casi più rilevanti del panorama ultrà italiano.
