Ernesto Orrico è uno dei volti più conosciuti del panorama teatrale calabrese. Autore, regista e anche attore ha dalla sua una lunga esperienza in piccole e grandi compagnie. Ha scelto di restare in Calabria, nonostante le tante incursioni all’estero, perché ancora crede che il famigerato “sistema teatrale calabrese” possa diventare una realtà consolidata. Intanto lo stato dell’arte del nostro teatro non è positivo: a parte la forza di poche compagnie, che possono contare su sostegni pubblici, il resto è sommerso dall’alta marea dell’incertezza. Questo nonostante l'impegno e il valore delle produzioni locali che, con pochi mezzi, riescono comunque a offrire al pubblico spettacoli interessanti.

Orrico, proviamo a tracciare una geografia essenziale del teatro calabrese.

«La fruizione del teatro avviene sostanzialmente nei teatri di grandi dimensioni delle città capoluogo, il Rendano e il Morelli a Cosenza, il Cilea a Reggio Calabria e il Politeama a Catanzaro, ma c'è anche Rende con l'importante esperienza di programmazione del Teatro Auditorium all'Università della Calabria; e in maniera più parcellizzata in teatri piccoli e medi nei paesi di provincia».

Le residenze portarono un soffio d’aria nuova.

«Da un punto di vista istituzionale, nel triennio 2013/2015, c'è stata la grande novità delle Residenze Teatrali finanziate dalla Regione Calabria con fondi europei: 9 residenze dislocate su tutto il territorio regionale, 7 di queste in provincia, a Badolato, a a Cassano Ionio, a Rende, a Lamezia Terme, a Soverato, a San Fili, a Polistena, le restanti due nelle città di Cosenza e Reggio Calabria. Attualmente le residenze finanziate con i FESR sono ferme, probabilmente nei prossimi bandi europei potrebbe esserci di nuovo spazio per questo tipo di progettualità, almeno stando ai “si dice” che arrivano dagli uffici regionali».

Qualcosa intanto si è mossa…

«Da gennaio 2016, sono ripartite 4 residenze sostenute dal Ministero per i Beni culturali e dalla Regione Calabria: a Cosenza, a Reggio, a Badolato e a Polistena, ma si tratta di un piccolo progetto».

La buona volontà degli operatori, però, non manca.

«Ci sono diversi teatri di piccole dimensioni gestiti direttamente dai comuni o spazi privati gestiti da compagnie teatrali che propongono cartelloni dalla qualità altalenante e che spesso annaspano in mezzo a non poche difficoltà gestionali; due esempi positivi da segnalare sono SpazioTeatro a Reggio, che porta avanti la sua attività di produzione e distribuzione da oltre 15 anni e il Teatro della Maruca di Crotone, attivo da poco più di tre anni, che si è fatto notare per produzioni di qualità e una intensa attività di programmazione di spettacoli e laboratori».

Nonostante le difficoltà anche i “piccoli” cercano di sopravvivere.

«La Calabria negli ultimi anni si è caratterizzata per la fioritura di tante piccole compagnie che propongono teatro di qualità, sono il più delle volte gruppi formati da ottimi artisti che non usufruiscono di sostegni economici pubblici per realizzare le proprie creazioni. Solo negli ultimi mesi sono stati realizzati da miei colleghi spettacoli che intrigano per tematiche e scelte di messa in scena».

Facciamo qualche nome?

«Mi vengono in mente “Un altro metro ancora” di Katia Colica con Gaetano Tramontana per Spazio Teatro, “La marcia” di Saverio Tavano messo in scena da Scenari Visibili, “Senza meraviglie” di Stefania De Cola, “Il servo di Amleto” di Alessio Todaro per il Teatro della Maruca, “Il Teatro da mangiare” della Piccola Compagnia Palazzo Tavoli di Belmonte; lavori che insieme a tanti altri, hanno bisogno di essere visti dal pubblico, che devono essere portati in giro per la Calabria e l'Italia perché sono espressione della nostra creatività migliore».

La legge, comunque, non è dalla parte delle piccole compagnie.

«Esiste una legge regionale da poco più di 10 anni (L.R. 3/2004) dedicata proprio alla produzione teatrale e che attualmente finanzia solo 5 compagnie teatrali, uno strumento da più parti criticato proprio perché non permette alle piccole compagnie, di poter chiedere alla regione un supporto economico per le proprie attività creative, a causa di parametri numerici proibitivi per la nostra realtà territoriale».

Tuttavia qualche mese fa Oliverio ha aperto uno spiraglio.

«Nello scorso mese di novembre il presidente della Giunta Regionale ha preso l'impegno, nel corso di un incontro che ha avuto con una delegazione di operatori teatrali calabresi, di riformare questa legge, proprio per permettere di allargare il numero di compagnie che possano fare richiesta di finanziamento; un passo necessario per aumentare il pluralismo e l'inclusione e rafforzare il sistema produttivo del teatro calabrese».

Cosa servirebbe per riattivare un circuito che rischia di saltare?

«Personalmente sono convinto che i prossimi mesi, con la attesa riforma della legge di settore, la riattivazione delle residenze teatrali e una maggiore attenzione alle produzioni artistiche delle compagnie teatrali regionali, saranno fondamentali per far sì che la nostra regione arrivi finalmente ad avere quello che non ha mai avuto, un sistema teatrale. Non è più possibile affidarsi solo alla buona volontà dei singoli o alle iniziative sporadiche più o meno efficaci di questo o di quell'amministratore pubblico, bisogna ragionare in un'ottica di insieme, limitando gli investimenti pubblici su grandi eventi con nomi più o meno altisonanti, ma sostenendo e mettendo in rete le esperienza positive che già ci sono e incentivando soprattutto chi investe in progetti artistici di qualità, l'unica strada percorribile è questa, diversamente nei prossimi anni saremo ancora qua a piangerci addosso osservando il nostro ultimo posto in qualsiasi indicatore su qualità della vita, sviluppo del turismo, occupazione giovanile, spreco di risorse pubbliche, corruzione...».

(ph. antonio giocondo)


laP.