Ci sono voluti quasi dieci anni ma alla fine il processo sulle presunte truffe alle assicurazioni è finito. Questa la sentenza: due sue sole condanne ed una raffica corposa tra assoluzioni e prescrizioni del reato. Erano 43 le persone in questo filone dibattimentale residenti in numerosi centri della provincia di Vibo.
Ad essere condannati Domenicantonio Arena (49 anni) di Vibo, e Mylene Molina, 60 anni, di Tropea, alla pena di due anni di reclusione (assolti per altre capi di imputazione). Scagionati dalle accuse: Antonio Arena, Maria Carmela Arena, Sarina Margherita Nicolaci, Maria Antonia Nicolaci, Graziella Arena, Giovanni Battista Arena, Palma Paglianiti, Domenico Solano, Gessica Solano, Antonio Barbieri, Stefano Preiti, Emanuela Currà, Domenico Preiti, Rocco Durante, Giuseppe Greco, Salvatore Barbieri, Maria Concetta Mazzeo, Concetta Lucifero, Giammaicol La Torre, l’avvocato Giuseppe Santamaria e Giasmara La Torre.

Sono finiti in prescrizione altri reati contestati, previa riqualificazione degli stessi, a Domenicantonio Arena, Giovanni Battista Arena, Mylene Molina, Pietro Greco, Agostino Ventrici, Domenico Ventrici, Thomas Ventrici, Antonio Calabria e Giuseppe Santamaria.

L’inchiesta “Dirty business”, per come riporta "il Quotidiano del Sud", ruotava attorno ad una serie di incidenti e certificati medici ritenuti fasulli e prodotti per ottenere risarcimenti non spettanti. La presunta associazione per delinquere – reato contestato in sede di conclusione indagini – secondo l’accusa avrebbe iniziato ad operare in tutta la provincia di Vibo Valentia dal 2007 sino al 2015. L’inchiesta era stata condotta sul campo dai carabinieri della Stazione di Vibo Valentia all’epoca guidata dal luogotenente Nazzareno Lopreiato.
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