Agguato a Lamezia Terme, ucciso l'avvocato Pagliuso: il profilo della vittima
Il 43enne penalista lametino era anche il difensore del luogotenente dei carabinieri Sebastiano Cannizzaro, sotto processo a Vibo per concorso esterno in associazione mafiosa
Francesco Pagliuso, 43 anni, era uno dei più noti penalisti del foro di Lamezia Terme. Di recente aveva assunto la difesa dell’imprenditore lametino, Franco Perri, coinvolto nel processo “Andromeda” e finito al centro dell’operazione “Nettuno” che ha portato al sequestro di diverse quote del Centro Commerciale Due Mari di Maida. Era fra i principali componenti del collegio di difesa degli imputati del processo “Perseo” contro i clan di Lamezia Terme, ma anche il difensore – dinanzi al Tribunale collegiale di Vibo Valentia – del luogotenente dell’Arma dei carabinieri (già comandante della Stazione dei carabinieri di Sant’Onofrio) Sebastiano Cannizzaro, sotto processo per concorso esterno in associazione mafiosa nell’ambito dell’operazione antimafia denominata “Romanzo criminale” contro il clan Patania di Stefanaconi.
Avvocato ed anche imprenditore. Il penalista negli ultimi due anni aveva investito in alcune attività economiche tra le quali una delle più note strutture di ristorazione della città di Lamezia. Era segretario della Camera Penale di Lamezia Terme e responsabile della sua scuola per penalisti. L’avvocato Francesco Pagliuso a chi gli chiedeva se avvocati si nasce o si diventa amava ripetere ciò che diceva l’avvocato Fulvio Croce, l’ex presidente dell’ordine degli avvocati di Torino ucciso dalle Brigate Rosse per aver fatto fino in fondo il suo dovere professionale: “Nella vita non bisogna fare l’avvocato, ma essere un avvocato”. Di certo l’avvocato Pagliuso non avrebbe mai immaginato di fare la stessa fine del collega.
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