La piaga viene fuori in maniera evidente se si rapporta il dato della nostra regione con quello medio nazionale. 

di TONINO FORTUNA

Il quadro è a tinte fosche. Mafia e attività produttive non si muovono su rette parallele. Troppo spesso in Calabria le strade degli imprenditori finiscono per incrociare quelle della criminalità organizzata. Non solo e non tanto per una forma di collaborazione illecita che pure esiste.

La cartina di tornasole è costituita da una fotografia scattata  dalla Camera di commercio- Gfk Eurisko: quasi un imprenditore su due, il 44% per la precisione, entra frequentemente in contatto con la criminalità organizzata. Un dato tanto più allarmante se confrontato con la media nazionale di appena il 16%.

Alta la percezione dei fenomeni criminali. Per il 45% degli addetti ai lavori, i livelli di sicurezza sono peggiorati nel tempo e le aziende sono sempre più esposte all'attenzione delle organizzazioni mafiose.

A rivestire maggiore efficacia per la tutela delle aziende, sono le misure relative alla protezione del territorio da parte delle forze dell'ordine (71%) e alla collaborazione con queste ultime (24%).  Ma quali sono le richieste del mondo produttivo? L'80% degli imprenditori chiede un inasprimento delle pene; il 78% ritiene inefficaci le leggi che contrastano i fenomeni criminali.

E i numeri non sono finiti. Per il 64% dei titolari delle aziende calabresi il fenomeno maggiormente dannoso per la propria attività è rappresentato dai venditori abusivi, seguito dalla contraffazione e dall'usura. Fenomeni dinanzi ai quali lo Stato continua ad arretrare paurosamente.