a riattivazione dei due grandi orologi comunali di Piazza Vittorio Veneto e Piazza Ercole diventa per il sindaco Giovanni Macrì il simbolo di una città che, nelle sue intenzioni, deve “ripartire”.

«Con la riattivazione dei due grandi orologi comunali… ho simbolicamente ripristinato l’ora legale nella città di Tropea» ha dichiarato il primo cittadino, sottolineando come «può sembrare una piccola cosa, ma spesso i simboli raccontano molto più di quanto appaia». Per Macrì, infatti, «un orologio fermo dà l’idea di una città che ha smesso di scandire il proprio tempo; un orologio che riparte ci ricorda invece che è tempo di rimettersi in cammino».

Il sindaco ha inserito il gesto simbolico in un più ampio messaggio rivolto alla cittadinanza, in cui richiama la necessità di collaborazione e di responsabilità condivisa, anche da parte di chi «in questa campagna elettorale è stato dall’altra parte della barricata».

MALA MOVIDA E SICUREZZA: «SMARRITO IL CONFINE TRA DIVERTIMENTO E REGOLE»

Il tema centrale dell’intervento riguarda però l’ordine pubblico e la cosiddetta “mala movida”. «Tropea deve essere una città viva, allegra e accogliente – ha affermato Macrì – ma non può diventare una città dove pochi disturbano il riposo e la serenità di tutti gli altri. In troppi casi è stato smarrito il confine tra divertimento e rispetto delle regole».

Il sindaco ha annunciato per lunedì 1 giugno una serie di incontri istituzionali: «Domani incontrerò il Comandante Provinciale dell’Arma dei Carabinieri, il Comandante della Compagnia di Tropea, il Signor Questore e il Signor Prefetto», con l’obiettivo di affrontare criticità legate a sicurezza, blackout segnalati nella notte e gestione del territorio.

COMMISSARIAMENTO E ACCUSE: «INFORMAZIONI DISTORTE»

Nel suo intervento, Macrì è tornato anche sulla fase precedente al suo insediamento, respingendo l’idea di una attribuzione univoca di responsabilità ai Commissari straordinari.

«Chi amministra sa che spesso le decisioni vengono assunte sulla base delle informazioni ricevute» ha spiegato. «In più di una circostanza chi doveva informare non lo ha fatto adeguatamente o addirittura ha colpevolmente fornito notizie finalizzate ad accontentare i propri amici ed interessi privati incompatibili con quelli della collettività».

Un passaggio duro, che il sindaco definisce «una cosa gravissima», aggiungendo: «Sto approfondendo, perché qui nessuno è fesso».

«UNA CASA DA RIMETTERE IN ORDINE»

Macrì ha poi descritto la situazione amministrativa e urbana come complessa e stratificata: «La situazione è più complessa di quanto possa apparire dall’esterno. Ci sono questioni che il cittadino comune non vede e che difficilmente può immaginare».

Il paragone scelto è quello familiare: «Mi sento come il padre di famiglia che rientra a casa dopo una lunga assenza e la trova trascurata, disordinata e bisognosa di cure».

Da qui l’appello finale alla cittadinanza: «Segnalatemi i problemi. Aiutatemi a individuarli. Aiutatemi a risolverli. Considerate questa amministrazione una casa aperta».

Il sindaco chiude rivendicando il proprio approccio: «Mi sento responsabile della città, non colpevole. Ed è questa la differenza tra chi cerca una giustificazione e chi cerca una soluzione».