La Procura distrettuale e gli investigatori sono al lavoro per capire le modalità e risalire ai responsabili dell'agguato costato la vita al noto penalista lametino

Quasi dieci mesi dopo, la morte di Francesco Pagliuso, l'avvocato freddato nel suo cortile di casa, il 9 agosto dello scorso anno, è senza un responsabile. Si cercano soprattutto i possibili moventi che potrebbero essere almeno due. La Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro sta lavorando da tempo per risalire ad un agguato premeditato nei dettagli.


L'omicidio rimane in parte avvolto dal mistero. La Procura distrettuale ed i militari dell'Arma - scrive questa mattina il Quotidiano del Sud - stanno utilizzando nelle indagini sofisticate attrezzature. Nella villa di Pagliuso, vi sarebbe stata un'intrusione notturna circa quattro mesi prima dell'agguato.

Due uomini vi penetravano per poi uscirne subito. A fine luglio il giardiniere avrebbe notato il taglio della rete di recinzione. Stessa cosa verificatasi la sera della morte di Pagliuso. Il killer ha atteso che l'avvocato entrasse nel cortile, entrando in azione poco prima che scendesse dall'auto. Probabilmente con la complicità di un'altra persona. E forse, proprio lungo questo solco gli inquirenti stanno cercando la verità.