Maltrattano una malata di Sla in una clinica privata di Catanzaro, interrogatori conclusi
Muraca ha scelto il silenzio. I difensori del dottor Rotundo: "Verrà ristabilita la verità dei fatti, il nostro assistito confida nell'operato della magistratura"
Si sono conclusi questa mattina gli interrogatori di garanzia dei nove operatori, un medico e otto paramedici, destinatari dell’ordinanza di misura cautelare agli arresti domiciliari, emessa dal gip del Tribunale di Catanzaro, Barbara Saccà, su richiesta del sostituto procuratore della Repubblica, Stefania Paparazzo, sotto il coordinamento del procuratore capo della Repubblica di Catanzaro Nicola Gratteri e del procuratore aggiunto Vincenzo Luberto nell’ambito dell’operazione “Urla silenziose”. Un’indagine scattata a seguito delle numerose denunce sporte da una paziente affetta da Sla, ricoverata al centro clinico San Vitaliano di Catanzaro. Oggi davanti al gip firmatario dell’ordinanza sono comparsi Giuseppe Rotundo, medico della struttura all’epoca dei fatti, assistito dai legali Francesco Iacopino e Simona Scerbo, la caposala Ester Caterina, difesa dai legali Vincenzo Galeota e Vittoria Aversa, gli operatori socio- sanitari Denisia Elena Rosu, accompagnata dagli avvocati Francesco Galeota ed Enzo De Caro, e il paramedico Giacinto Muraca, difeso dal legale Giovanni Coscarella.Tutti, tranne Muraca che si è avvalso della facoltà di non rispondere, hanno risposto alle domande del giudice per le indagini preliminari durante gli interrogatori di garanzia che sono durati per oltre 4 ore, chiarito la loro posizione, difendendosi dall’accusa di maltrattamenti con le aggravanti dell’aver agito per motivi abietti, abusando dei poteri e violando i doveri inerenti alla loro funzione.
Il commento dei difensori del dottor Rotundo. “Il nostro assistito, hanno affermato gli avvocati Iacopino e Scerbo-, sebbene provato dalla vicenda che lo ha “sconvolto”, esprime piena fiducia nella magistratura, certo che la verità verrà ristabilita, avendo egli sempre operato nel pieno rispetto dei canoni deontologici e professionali”. Gli atri 5 indagati, Antonio Di Bari, Giovanni Presta, Tonino Bria, Emanuela Caporale e Donatella Folino Gallo sono stati interrogati ieri per rogatoria, dai giudici competentiper territorio.
Le accuse. Secondo le ipotesi di accusa gli indagati, a vario titolo, avrebbero posto in essere condotte gravissime ai danni della paziente, spegnendo l’audio del comunicatore, semplicemente spostandole il monitor, impedendo al lettore ottico di intercettare le pupille. In tal modo, la paziente veniva privata non solo della sua voce ma anche della possibilità di impiegare il suo tempo attraverso attività quali la lettura, le ricerche su internet, telefonare ad un amico o ad un parente, leggere e scrivere e-mail, senza quel dispositivo elettronico posto di fronte al suo viso, la stessa sarebbe stata costretta, inerme nel suo letto, a fissare una parete, nella piena consapevolezza di non poter comandare al suo corpo altro movimento. Comportamenti che avrebbero imposto alla paziente un regime di vita doloroso e mortificante, tale da cagionarle frequenti crisi di pianto e da impedirle, a seguito della privazione del dispositivo elettronico, di comunicare in qualsiasi modo, di svolgere le uniche attività possibili per la persona offesa e, soprattutto, comunicare con gli operatori e, finanche, di chiedere assistenza. Risulta dagli atti d’indagine “che gli operatori sanitari hanno agito con inciviltà, mancanza del sentimento di umanità e assoluta mancanza di rispetto delle regole dello Stato e in particolare di quelle regole che guidano l’esercizio della professione sanitaria”.
