Ex "Sant'Agostino" a Vibo, quasi 20 anni di condanna al degrado (FOTO)
L'ex penitenziario, chiuso dal 1997, versa in condizioni di abbandono nel pieno centro storico della città. A nulla sono valsi sinora i propositi di recupero del complesso
di GIUSEPPE BAGLIVO
Anni di abbandono ed una struttura in pieno centro storico divenuta ormai "monumento" al degrado ed al disinteresse. E' l'ex carcere “Sant’Agostino” di Vibo Valentia, il vecchio convento che, per anni, ha rappresentato l’unico istituto di pena della provincia e che porta ormai con sé i segni del tempo.

Un pò di storia. Dopo la costruzione del nuovo penitenziario di Vibo Valentia in località "Castelluccio" e la dismissione nel 1997 dello storico "Sant'Agostino" ripassato al Demanio, era stato l’ex senatore Antonino Murmura ad avanzare l’idea di utilizzare i locali del vecchio carcere, unitamente all’edificio comunale di via Ruggero il Normanno ed a Palazzo Capialbi, per realizzare un “Polo museale” in cui esporre tutti quei beni sinora depositati in vari scantinati, oltre alle collezioni numismatiche Gagliardi e Capialbi, attualmente in parte trasferite al museo di Reggio Calabria. Nel “Polo museale” avrebbero dovuto trovare posto anche una pinacoteca con i quadri dell'“Agosto vibonese” ed i dipinti dei pittori vibonesi esposti al museo civico di Cremona. Tale progetto, secondo l’ex senatore, si sarebbe potuto realizzare utilizzando i fondi previsti da Agenda 2000. A parte la proposta, però, nulla di concreto è stato poi realizzato.

L'idea. Il 28 agosto del 2000, quindi, erano stati l’allora assessore provinciale Lidio Vallone, il sindaco dell'epoca, Alfredo D’Agostino e gli allora assessori comunali Pino Scianò e Salvatore Grillo a pensare ad un protocollo di intesa fra l'amministrazione provinciale e palazzo “Luigi Razza” al fine di recuperare l’ex carcere "Sant’Agostino". Per realizzare tale intervento, le due amministrazioni avevano pensato di contrarre dei mutui pari al trenta per cento dell'importo totale della spesa che ammontava, all'epoca, a circa dieci miliardi di vecchie lire. La rimanente somma sarebbe dovuta arrivare grazie ai fondi di Agenda 2000. Erano stati poi presi contatti con il Ministero della Giustizia per arrivare all'istituzione di una commissione paritetica di esperti alla quale Provincia e Comune avrebbero dovuto dare mandato per seguire tutto l’iter burocratico. Infine, si sarebbero dovuti prendere contatti anche con la Soprintendenza. Ma da allora, il nulla. Sedici lunghi anni sono passati e, al di là delle buone intenzioni, i protocolli di intesa sono rimasti meno che carta straccia.

Giorni nostri. Il recupero dell’ex carcere, la cui utilizzazione potrebbe contribuire a far rinascere una parte importante del centro storico della città, rimane ancora un miraggio e del “Sant’Agostino” si è tornato a parlare solo in “altre carte”: quelle delle operazioni antimafia “Rima” e “Nuova alba”. E l’immagine che ne esce fuori dai carteggi della Dda di Catanzaro e dalle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia non è per nulla edificante per l’ex carcere di Vibo Valentia, con detenuti che, per anni, hanno fatto quel che volevano, e con pranzi per 40-50 persone portati direttamente in carcere da noti ristoranti cittadini ai malavitosi reclusi. Tutto gratis, naturalmente. Non proprio il luogo ideale, insomma, per la rieducazione dei condannati. Un "Sant'Agostino", peraltro, alle prese pure con un perenne sovraffollamento di detenuti nelle stanze e con condizioni igieniche - pulci a parte - non proprio esaltanti. Più recentemente, nel 2014, si è scoperto che i locali dell'ex "San'Agostino", ormai spogliati e depredati dai ladri e dai vandali di ogni arredo, erano divenuti un nascondiglio ideale per armi e munizioni. La scoperta della Squadra Mobile di Vibo Valentia ha portato all’arresto di due pregiudicati vibonesi, i quali avevano inoltre trasformato alcune stanze dell'ex carcere in un'officina meccanica abusiva, mentre altri locali sono stati adibiti a porcilaia con tanto di maiale all'interno. Un degrado in pieno centro storico, quindi, che non sembra allo stato interessare più di tanto l'attuale politica locale che si trova, evidentemente, in ben altre faccende "affaccendata".
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