Le mani del clan Arena sull'Eolico, in 13 salvati dalla prescrizione
Tredici prescrizioni e undici assoluzioni. Si chiude dopo tre anni il processo di primo grado per i 24 imputati, giudicati con rito abbreviato, coinvolti nell’inchiesta della Dda di Catanzaro sull’affare milionario del Parco eolico “Wind Farm” di Isola Capo Rizzuto che con i suoi 48 aerogeneratori è considerato tra i più grandi in Europa per estensione e potenza erogata. In particolare il gup del Tribunale di Catanzaro ha dichiarato l’estinzione del reato per intervenuta prescrizione nei confronti di Pasquale Arena, Nicola Arena (73enne), Nicola Arena (56enne), Carmine Megna, Roberto Gobbi, Giovanni Maiolo, Fabiola Valeria Ventura, Massimiliano Gobbi, Martin Zwichy, Salvatore Nicoscia, Giuseppe Ferraro, Carmelo Misiti, Stefano Colosimo.
Le assoluzioni. Sono stati scagionati tutti i componenti del Nucleo Via: si tratta di Giuseppe Graziano, ex consigliere regionale; Salvatore Curcio; Antonino Genovese; Vincenzo Iacovino; Giovanni Misasi; Vittoria Imeneo; Egidio Michele Pastore; Luciano Pelle; Annamaria Ranieri; Domenico Vasta; Massimo Zicarelli.
La requisitoria e le richieste del pm. Le richieste del pubblico ministero della Dda di Catanzaro Domenico Guarascio risalgono al 2017. Il pm aveva chiesto al gup di assolvere i componenti del nucleo Via, così come decretato oggi dal giudice, mentre per Pasquale Arena aveva invocato, 4 anni e sei mesi; Nicola Arena (73enne) 4 anni; Nicola Arena (56enne), 4 anni di reclusione; Carmine Megna, 4 anni; Roberto Gobbi 4 anni e 6 mesi di reclusione; Giovanni Maiolo, 2 anni e 8 mesi; Fabiola Valeria Ventura, 2 anni e 8 mesi di reclusione; Massimiliano Gobbi, 3 anni; Martin Zwichy, 2 anni; Salvatore Nicoscia, 1 anno e 8 mesi di reclusione; Giuseppe Ferraro 2 anni; Carmelo Misiti, 2 anni; Stefano Colosimo 2 anni di reclusione. Durante la requisitoria il magistrato della distrettuale aveva ripercorso gli atti di un’indagine che nel 2012 portò la Finanza a mettere i sigilli sul Parco eolico, successivamente dissequestrato, per poi essere posto nuovamente sotto sequestro e confiscato. Infine la Corte di Cassazione ha annullato con rinvio il provvedimento di confisca, rispedendo gli atti alla Corte di appello di Catanzaro, chiamata a decidere in merito. Un’affaire di 350milioni di euro, dove il dominus sarebbe stato Pasquale Arena, dirigente al Comune di Isola Capo Rizzuto, fratello di Carmine, morto nell’ottobre del 2004 in un agguato di stampo mafioso, nonché erede del vecchio capo clan Nicola Arena. Pasquale Arena in qualità di referente e gestore occulto della cosca, avvalendosi di prestanome interposti nella titolarità delle quote sociali e delle attività economiche, avrebbe avviato e realizzato, per conto della cosca, il Parco eolico formalmente di proprietà della “Vent1 Capo Rizzuto srl”, avvalendosi di una rete di società estere che sarebbero servite a nascondere il nome della famiglia Arena dietro l’affaire del Parco. Dalle attività investigative è emerso che lo stesso Pasquale Arena, il cui nominativo non compare mai in nessun atto, avrebbe curato tutte le fasi realizzative del Parco eolico, direttamente o attraverso il cugino Nicola Arena, Carmine Megna, Frick Martin Josef, Roberto Gobbi. E sarebbe stato lui il capo anche quando uscì dalla “Purena srl”, dalla “Vent1 Capo Rizzato srl”, società proprietaria del Parco eolico.
Il collegio difensivo. Tra i legali impegnati nel processo, gli avvocati Antonella Canino, Salvatore Staiano, Gregorio Viscomi, Francesco Laratta, Piero Chiodo, Luigi Frustagli, Aldo Casalinuovo, Nicola Carratelli, Nicolino Zaffina. (g. p.)
