I finanzieri della Compagnia di Palmi, coordinati dal procuratore della Repubblica di Palmi Ottavio Sferlazza e dal sostituto procuratore Anna Pensabene, hanno eseguito un sequestro preventivo di beni disposto dal gip del locale Tribunale nei confronti di un sodalizio accusato di truffa aggravata ai danni dello Stato, falso impiego di denaro di provenienza illecita e autoriciclaggio.

I nomi degli indagati. A vario titolo risultano indagati nell'inchiesta Giuseppe Carbone, ex presidente della Palmese calcio, ritenuto a capo della struttura para-familiare finita nel mirino della Guardia di finanza. Insieme a lui sono stati iscritti nel registro degli indagati anche Domenica Bagalà, Antonio e Giovanni Bonaccorso, Aurelio e Vincenzo Cristofaro, Concetta Filippone, Rosanna Esposito, Salvatore Calabria, Francesco Lovecchio, Alessandro Taverna, Claudio Castaldo.


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Giuseppe Carbone

Sindacati come bankomat. Il provvedimento rappresenta l’epilogo di articolate indagini condotte dalle Fiamme Gialle di Palmi nei confronti di una struttura para-familiare, composta da due soggetti con il ruolo di capi, promotori e organizzatori ed altri dieci soggetti, con il ruolo di compartecipi allo stesso sodalizio. Secondo quanto emerso dalle indagini i due soggetti promotori, dapprima nella qualità di rappresentanti formali e, in seguito, di titolari di fatto di due centri di assistenza fiscale, nonché di molteplici associazioni sindacali, di cui alcune con sede a Roma e Milano, avrebbero distratto, per fini personali, cospicue somme di denaro pubblico e privato (costituito dalle somme trattenute per legge dall’INPS ai soggetti iscritti alle varie associazioni sindacali e successivamente riversate a quest’ultime, nonché dalle quote versate dagli associati) attraverso innumerevoli e articolate transazioni finanziarie, mediante l’utilizzo di conti correnti personali nonché delle società e di ulteriori enti associativi, direttamente o indirettamente gestiti dagli stessi. L’attività investigativa svolta ha consentito di disvelare inoltre le condotte poste in essere dai compartecipi al sodalizio criminoso, i quali - secondo gli inquirenti - si prestavano a rivestire il ruolo di rappresentanti formali delle varie società e/o associazioni sindacali, consentendo ai promotori del sodalizio di mantenere celata la loro partecipazione all’interno delle stesse e perseguire quindi in maniera agevole i propri scopi illeciti. Autorizzati ad operare, in ragione del ruolo rivestito, sui conti correnti delle società e associazioni formalmente a loro riconducibili, compivano, dietro specifici ordini e indicazioni dei capi dell’organizzazione, operazioni di distrazione del denaro di pertinenza degli enti rappresentati, per fini personali e del tutto estranei allo scopo sociale delle stesse associazioni sindacali, violandone sistematicamente il cosiddetto “vincolo di destinazione del patrimonio”. Difatti, dagli accertamenti esperiti, è emerso che i soggetti in questione, utilizzavano i conti degli enti che rappresentavano, alla stregua di un “bancomat”, da cui attingere per soddisfare qualsiasi esigenza personale, tra cui viaggi all’estero, acquisto di gioielli, immobili e autovetture.