INTERVENTO | Sanità vibonese: quando le scelte di chi dovrebbe ricostruire lo Stato finiscono per indebolirlo
C’è un paradosso che merita attenzione, e che riguarda non solo la sanità vibonese ma il rapporto tra istituzioni, legalità e diritti dei cittadini. Il nuovo Piano di riorganizzazione della rete territoriale dell’ASP di Vibo Valentia nasce infatti sotto la responsabilità di una Commissione straordinaria nominata per infiltrazioni mafiose: un organismo che, per mandato, dovrebbe riportare lo Stato, la sua credibilità e la sua capacità di garantire servizi essenziali, in un territorio fragile. Eppure, alcune scelte contenute nel Piano sembrano andare nella direzione opposta: non rafforzano lo Stato. Lo indeboliscono.
1. L’omissione dei servizi obbligatori: un vulnus al principio di legalità amministrativa
La mancata previsione della Riabilitazione Estensiva a Ciclo Continuativo (RECC) e della Riabilitazione Estensiva a Ciclo Diurno (RECD), entrambi obbligatori ai sensi del DCA 197/2023, non è una semplice disattenzione tecnica. È un atto che viola una norma regionale vincolante.
E questo è un dato che pesa doppiamente quando a compierlo è una struttura commissariata per ristabilire la legalità. Se un decreto impone chiaramente a ciascuna ASP di garantire RECC e RECD, con numeri precisi per Vibo, l’omissione di questi setting nel Piano: indebolisce la rete dei servizi, mette a rischio i livelli essenziali di assistenza, rischia di far aumentare la mobilità passiva, e soprattutto contraddice il mandato stesso della Commissione straordinaria. Chi è chiamato a ricostruire lo Stato dovrebbe farlo a partire dal rispetto delle norme.
2. Un piano che ignora il territorio che amministra
Il Vibonese non è una terra priva di servizi. Esistono strutture accreditate che da anni operano sul territorio, con competenze, posti disponibili e personale qualificato, proprio nei setting oggi omessi: riabilitazione estensiva post-acuzie a ciclo continuativo, a ciclo diurno, Sono strutture inserite negli elenchi regionali, convenzionate, sottoposte a verifiche, e parte integrante del sistema sanitario.
Eppure il Piano dell’ASP non le menziona neppure. Non tener conto di ciò che già esiste significa: programmare “al buio”, privare i cittadini di servizi reali, ignorare investimenti e professionalità già presenti, ed infine alimentare quella sensazione, tutta vibonese, che le scelte vengano prese altrove, senza conoscere il territorio. Uno Stato che funziona parte da ciò che esiste, non da ciò che si immagina su un foglio.
3. Un pregiudizio pericoloso: il privato accreditato non è un profittatore
Nel dibattito pubblico (e talvolta anche in quello amministrativo) riaffiora periodicamente una visione distorta:quella secondo cui il privato accreditato sarebbe un “profittatore”, un soggetto da cui diffidare, una presenza da ridimensionare per principio. Questa idea non solo è sbagliata, ma è dannosa per la qualità dell’assistenza. Il privato accreditato non è un privato puro: eroga funzioni pubbliche; non lavora in regime di mercato libero, ma sotto tariffe e regole imposte dal Servizio Sanitario Nazionale; non può decidere cosa fare, perché è la Regione a stabilire quali prestazioni può erogare; non può aumentare i volumi, perché ogni attività è contingentata dai tetti di spesa; è soggetto a controlli, verifiche, requisiti di qualità, standard strutturali e tecnologici. In altre parole: il privato accreditato non è un attore estraneo al SSN, è parte del SSN, esattamente come l’ospedale pubblico. È un pezzo dello Stato sociale, un alleato indispensabile, soprattutto nelle province periferiche come il Vibonese, dove il pubblico da solo non riesce a coprire l’intero fabbisogno. Dipingerlo come un antagonista significa indebolire l’intero sistema. Ma di più e’ un Attore che ha deciso di restare in questa terra, che affrontato un rischio imprenditoriale per dare un offerta sanitaria dignitosa; e’ un attore che con il suo lavoro quotidiano supporta la crescita sociale di questo territorio offrendo opportunità di lavoro, a giovani destinati a lasciare la propria terra e onorando quelle tasse necessarie a supportare una governance che dimenticando di avere una delega del potere se ne appropria ed ordisce pugni di forza e guerre di principio.
4. Una provincia già penalizzata che rischia di esserlo ancora di più
Mentre tutte le altre ASP calabresi hanno programmato i setting RECC e RECD, Vibo è l’unica a lasciare un vuoto proprio dove la Regione impone certezze. Ciò penalizza ulteriormente i cittadini vibonesi, produce diseguaglianze rispetto alle altre province e alimenta una mobilità passiva che, nel settore riabilitativo, già supera 1.600.000 euro all’anno. Una cifra enorme per una provincia piccola. Una cifra che potrebbe essere usata per rafforzare la rete locale, non per finanziare altri territori.
5. La credibilità delle istituzioni passa attraverso le scelte
Una Commissione straordinaria nominata per infiltrazioni mafiose ha un compito più alto e più delicato della semplice amministrazione ordinaria: deve dimostrare che lo Stato può essere migliore della criminalità organizzata:Più affidabile, Più efficiente Più presente, Più giusto. Ma lo Stato è credibile solo quando rispetta le sue leggi, valorizza le risorse del territorio, garantisce servizi equi, non crea ulteriori diseguaglianze, non spreca denaro pubblico e riconosce il contributo di tutti gli attori del sistema, pubblico e accreditato. Un Piano che ignora obblighi, strutture accreditate e cittadini non va in questa direzione.
6. Conclusione: ricostruire lo Stato significa riconoscere il valore di tutto il sistema, senza pregiudizi
In una provincia che fatica da decenni a trovare equilibrio e stabilità, non si può ricostruire la fiducia lasciando fuori dal Piano ciò che la legge impone. Non si può parlare di legalità se non si rispettano i decreti regionali, Non si può parlare di territorio se non si valorizza ciò che nel territorio già esiste, Non si può parlare di equità se si escludono servizi obbligatori. E soprattutto non si può costruire un sistema sanitario moderno contrapponendo pubblico e privato, quando entrambi sono – e devono essere – parti dello stesso progetto. Ricostruire lo Stato significa includere, non escludere riconoscere, non negare. Rafforzare, non indebolire ed è da qui che Vibo e le sue istituzioni devono ripartire.
