Freddato in Calabria di fronte ad una bambina, un ergastolo (NOMI)
Si è concluso il processo di primo grado per due imputati accusati di organizzare un commando armato per uccidere un affiliato alla cosca Farao Marincola di Cirò, considerato un nemico da eliminare. La vittima, Vincenzo Pirillo, è stato freddato il 5 agosto 2007 a Cirò Marina da sicari a volto coperto, giunti sul luogo a bordo di due scooter e di una Hyundai, hanno fatto irruzione in un ristorante sparando una scarica di colpi di arma da fuoco. Questo tragico episodio ha portato alla morte di Pirillo e al ferimento di alcuni avventori, tra cui una bambina di soli undici anni, che era seduta sulle sue gambe.
Nel processo, la Corte di Assise di Catanzaro ha condannato Cataldo Marincola, originario di Cirò e residente a Sulmona, all'ergastolo per l'efferato delitto. D'altro canto, Silvio Farao di Cirò è stato assolto. Altri due imputati, giudicati con rito abbreviato, vedranno il processo di primo grado concludersi a settembre. Il procuratore della Direzione Distrettuale Antimafia (DDA), Domenico Guarascio, ha richiesto l'ergastolo per uno dei presunti killer, Giuseppe Spagnolo, e l'assoluzione per Giuseppe Farao, per insufficienza di prove, considerandolo uno dei presunti mandanti secondo l'accusa originaria.
Secondo le ipotesi accusatorie, sarebbero stati loro a promuovere e organizzare il gruppo criminale, composto da almeno 5 persone, le cui identità rimangono sconosciute. Alcuni di loro avrebbero svolto il ruolo di sentinelle, controllando le vie di ingresso e di uscita del locale, mentre altri due si sarebbero introdotti nella veranda del ristorante e avrebbero sparato diversi colpi di arma da fuoco, quattro dei quali indirizzati a Vincenzo Pirillo, che stava cenando con familiari e amici al momento dell'attacco. Nonostante i tentativi di rianimazione, Pirillo è morto poco dopo essere arrivato all'ospedale civile di Crotone.
Il delitto è stato commesso dai Farao-Marincola, una famiglia di 'ndrangheta, secondo le ipotesi della DDA. Pirillo, pur essendo affiliato alla cosca, era considerato ostile dai vertici della consorteria. Il crimine, con motivi abietti, è stato perpetrato per mantenere il controllo su Cirò. La sparatoria avvenuta quel 5 agosto quindici anni fa ha ferito sei persone, tra cui una bambina di 11 anni colpita alla spalla, 4 avventori alle gambe e uno da schegge di vetro, con prognosi giudicate guaribili dai dieci ai trenta giorni.
