Antonio Lo Schiavo
Antonio Lo Schiavo


“Sul Corriere della Sera di oggi vi è un editoriale che invita il centrosinistra nazionale a scegliere “prestissimo” il proprio candidato a Palazzo Chigi. L’analisi è lucida: mentre il centrodestra ha già una leadership consolidata e riconoscibile, il campo progressista si perde nel refrain “prima i programmi, poi le persone”, rinviando sine die la scelta del volto da opporre alla destra. Una tempistica che l’editorialista definisce, senza mezzi termini, “dissennata”.
Leggendo quelle righe ho riconosciuto la fotografia esatta di ciò che in Calabria subiamo da troppo tempo. Il traccheggiamento, i convegni, le correnti, il candidato individuato all’ultimo momento. Con una differenza sostanziale: noi non dobbiamo attendere il 2027 per trarre conclusioni. Abbiamo già perso. Tre volte consecutive.
Il sistema attuale non basta. Candidati sempre diversi, sempre presentati a ridosso del voto, sempre scelti attraverso estenuanti mediazioni tra segreterie nazionali anziché attraverso percorsi che partano dal basso, dai territori, dalle comunità. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: un centrodestra che governa ininterrottamente, un’opposizione incapace di costruire un’alternativa credibile, un elettorato progressista sempre più disilluso.
Qualcuno dirà che è prematuro parlarne oggi, a poche settimane dalla sconfitta. Che bisogna prima elaborare il lutto, poi riflettere, poi convocare tavoli, poi ancora discutere.
È vero il contrario. 
Ci siamo fatti trovare impreparati questa volta – con una campagna elettorale compressa in due mesi, una coalizione assemblata in fretta, una proposta politica che non ha avuto il tempo di raggiungere i calabresi. Non possiamo permetterci di ripetere lo stesso errore. Anche perché nulla garantisce che la legislatura regionale duri cinque anni. Le sorprese, in politica, arrivano quando meno te le aspetti – e noi lo sappiamo bene, avendone subita una proprio la scorsa estate. Chi può escludere che non accada di nuovo?
La risposta deve arrivare adesso. Il candidato del centrosinistra calabrese deve emergere da un percorso partecipato, radicato nei territori, costruito con il tempo necessario per farsi conoscere, per tessere relazioni, per presentare una visione di governo credibile su sanità, lavoro, infrastrutture, lotta allo spopolamento. Non calato dall’alto, non improvvisato, non ostaggio di equilibri romani.
L’unità costruita a tavolino tra vertici non basta. Le coalizioni assemblate sulla carta non bastano. Serve un cambio di metodo che rimetta al centro i militanti, i sindaci, gli amministratori locali, chi vive quotidianamente le contraddizioni di questa terra.
Per questo lancio una proposta: costruiamo in ogni provincia calabrese dei Comitati per la Calabria Progressista. Non nuovi partiti, non l’ennesimo contenitore elettorale destinato a dissolversi. Luoghi aperti dove far incontrare le forze politiche dell’area progressista con la società civile, il mondo delle professioni, l’associazionismo, i giovani che non si riconoscono più nella politica tradizionale, le energie migliori che oggi restano ai margini perché non trovano spazi. Laboratori territoriali che lavorino da subito su due fronti: elaborare una piattaforma programmatica che nasca dall’ascolto delle comunità, e individuare attraverso un percorso trasparente e partecipato la figura che guiderà la coalizione alle prossime regionali.
Non possiamo più permetterci di arrivare impreparati. Non possiamo più delegare ad altri le scelte che riguardano il nostro futuro. La Calabria ha bisogno di una classe dirigente che cresca qui, che si formi nel confronto con i problemi reali, che costruisca credibilità giorno dopo giorno.
Chi aspetta perde. Chi traccheggia precipita nel ridicolo. Chi invece ha il coraggio di cominciare adesso, senza alibi e senza attendere il permesso di nessuno, può davvero cambiare le cose.
La ricostruzione, se deve esserci, deve partire da oggi”. Così l’ex consigliere regionale Antonio Lo Schiavo