Smantellata rete ‘ndranghetista tra Emilia e Lazio. Coinvolto anche un vibonese (NOMI)
Le imprese, apparentemente solide, venivano utilizzate per ottenere prestiti bancari e finanziamenti pubblici tramite artifici contabili
La Polizia di Stato, con il supporto della Direzione Investigativa Antimafia, ha portato a termine l’operazione “Bononia Gate”, con l’esecuzione di otto misure cautelari nei confronti di soggetti perlopiù di origine calabrese, legati alle cosche Piromalli e Molé della Piana di Gioia Tauro. L’indagine ha messo in luce la capacità della criminalità organizzata calabrese di infiltrarsi nell’economia legale del Nord Italia, investendo capitali illeciti in attività imprenditoriali apparenti per consolidare il proprio potere. In particolare, l’attenzione del gruppo era rivolta alle province di Bologna e Roma, dove erano state create almeno nove società intestate a prestanome.
Le imprese, apparentemente solide, venivano utilizzate per ottenere prestiti bancari e finanziamenti pubblici tramite artifici contabili, tra cui falsificazione di bilanci e emissione di fatture per operazioni inesistenti. Una parte dei fondi, provenienti anche dal Mediocredito Centrale – controllato da Invitalia e dal Ministero dell’Economia e delle Finanze – per circa 1,5 milioni di euro, veniva distratta e reinvestita nelle attività della cosca, mentre le società venivano rapidamente portate al fallimento per evitare controlli approfonditi.
Secondo gli inquirenti, nell’operazione risultano coinvolti anche due commercialisti, a Bologna e Roma, che fornivano supporto tecnico e legale per eludere la normativa fiscale e pianificare i fallimenti fraudolenti delle società. Per il professionista bolognese è scattato l’obbligo di dimora e l’interdizione per un anno dall’esercizio dell’attività contabile.
L’operazione “Bononia Gate” conferma ancora una volta la capacità delle cosche calabresi di estendere il proprio controllo a livello nazionale, infiltrandosi nel tessuto economico-legale attraverso prestanome e strumenti finanziari pubblici, dimostrando che la ‘ndrangheta non si limita più al traffico di droga ma punta ormai alla penetrazione sistematica nell’economia legale.
La misura
Disposto il carcere per Antonino Cernuto alias Nino o Jerry (cl. ’61) di Gioia Tauro mentre ai domiciliari sono finiti il figlio, Cernuto Giuseppe (cl. ’91) di Gioia Tauro; Cocciolo Pacifico alias “Ragazzo” o “Boy” o “Giulistro” o “Giuly” (cl. ’64) di Gioia Tauro; Chiarenza Roberto alias “Bob” (cl. ’64) di Gioia Tauro;
De Leo Martino (cl. ’83) di Reggio Calabria e Licopoli Yuri (cl. ’90) di Gioia Tauro. Obbligo di dimora per Fondacaro Nicola (cl. ’69) di Taurianova e per Scordamaglia Lorenzo (cl. ’71) di Vibo Valentia.
