Bella Ciao? “Ie trasarla me sgangiadomma/Oi sucar ciai sucar ciai sucar ciai ciai ciai/Ie trasarla me sgangiadomma/le castenghere isle coi”.
No, tranquilli, non siamo impazziti. Sono solo alcuni versi di Bella Ciao (che non è affatto un canto comunista) in sinto piemontese, variante regionale della lingua usata tra i rom delle Alpi occidentali. E potremmo continuare, magari proponendo la versione in latino. Oppure in curdo, scritta da Ciwan Haco, artista molto popolare da quelle parti. Del resto, non c'è da stupirsi. La canzone della Liberazione è tradotta in 40 lingue. Segno che piace a tutti, a prescindere dal livello culturale e dal profilo professionale.

Piace a tutti perché è estremamente 'facile', non a caso i bambini la imparano subito. E non solo il motivo musicale, ma anche il testo. Un esempio: i francesi sono gli unici che la cantano in versione originale (celebre quella di Ivo Livi, più noto come Yves Montand, immortale cantante francese di origini pistoiesi) perché la sentono allegra, anche se sanno benissimo che si tratta di una storia di amore e morte, la storia di un combattente per la libertà che sta per essere ucciso. Insomma, siamo di fronte alla canzone 'popolare' per eccellenza. Il che pone un problema. Se è così popolare chi l'ha inventata? Discorso complesso, lo dimostrano studiosi come Carlo Pestelli Cesare Bermani. C'è chi parla di canti delle mondine, ma la questione è assai controversa. Chi sostiene di averla sentita nelle trincee nella Grande Guerra. Chi, cerca che ti ricerca, ne trova echi a metà Ottocento E' il caso di canti popolari come “Fior di tomba” o “La bevanda sonnifera”: “Noi alter due farem l'amor/e con quel ciao le la mi fa ciao/lei la mi' dì ciao ciao ciao”.
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