La storia di Erduan, l'angelo che volteggia nel cielo di Mileto
Nel febbraio del 1995 un bambino slavo fu ucciso nelle campagne di San Calogero e poi sepolto lungo la strada provinciale Mileto-San Giovanni. Questo il racconto di Vincenzo Varone, ripreso dal libro “Fogli d’autunno”
di VINCENZO VARONE
Questa è la storia di Erduan Sali, figlio acquisito di Mileto, ucciso e sepolto come un vuoto a perdere. Una vita che doveva sbocciare e non è sbocciata. Il fiato di un’esistenza breve divorata dal tintinnio sinistro del male. Un angelo che oggi volteggia, ne siamo certi, nel cielo dell’ex Capitale Normanna a soli pochi passi dai resti della maestosa Abbazia della SS. Trinità, dove nel febbraio del 1995 venne ritrovato il suo povero corpo martoriato, nascosto sotto un palmo di terra con addosso un paio di pantaloni di colore giallo e una maglietta rossa, tra gli sterpi, il fruscio dei topi e il silenzio antico e complice delle campagne circostanti.
La vicenda. Erduan aveva solo sei anni, i capelli biondi e come tutti i bambini della sua età sentiva dentro la voglia di arrampicarsi sugli alberi, di volare, di vivere, di giocare e di essere coccolato dal mondo circostante. Ma per quel piccoletto vispo, ormai quasi ragazzo, il destino disegnò un altro scenario, visto e considerato che durante il suo breve percorso terreno Erduan non fu né amato e né protetto ma addirittura continuamente maltrattato perché considerato da alcuni componenti della sua stessa famiglia “un figlio del peccato”.
L'omicidio. Le cronache dei giornali in quei giorni di inizio febbraio cupo e sinistro di oltre venti anni fa riferirono con dovizia di particolari che Eduard Sali era stato ucciso a bastonate il 20 gennaio del 1995 in un campo nomadi di slavi nella campagne di San Calogero e poi sotterrato a Mileto, lungo la strada provinciale che porta alla frazione San Giovanni. Per la sua morte, qualche giorno dopo venne accusato e arrestato un suo parente stretto, mentre altri componenti della famiglia vennero fermati per favoreggiamento. Non conosciamo, però, l’iter processuale di questa tristissima e drammatica vicenda e, quindi, non siamo in grado di riferire se riguardo a quella morte atroce venne fatta o meno piena luce. In quei giorni, comunque, si disse che il bambino era stato ucciso perché era nato fuori dal matrimonio e che il suo aguzzino agì con ogni probabilità in quanto considerava il ragazzo “colpevole della sua venuta al mondo”.
Il silenzio. Una motivazione a dir poco sconcertante e assurda che ancora oggi a distanza di anni fa rabbrividire. Un fatto, comunque, è certo: della morte di Erduan non si sarebbe saputo nulla e la sua tragica fine sarebbe, quindi, rimasta impunita se in quegli stessi giorni la polizia di frontiera non avesse fermato un componente della famiglia di slavi per il suo comportamento sospetto mentre stava acquistando insieme ad altri nomadi dei biglietti per imbarcarsi da Bari alla volta di Bar e, quindi, verso il Montenegro. Al fermo del parente del bambino seguì infatti uno stringente interrogatorio nel corso del quale il nomade fu in grado di riferire numerosi particolari, tra cui il luogo dove lo sfortunato adolescente era stato sepolto. Chi scrive ricorda ancora come fosse oggi quei momenti di una durezza incredibile e che il cronista non avrebbe mai voluto raccontare. Momenti che inevitabilmente ti rimangono dentro per tutta la vita. Appunti di penna che spesso ritornano nella tua mente con il desiderio di tornare a galla perchè non prevalga la dimenticanza.
Le esequie. I funerali del ragazzo vennero, poi, celebrati qualche giorno dopo dall’allora vescovo monsignor Domenico Tarcisio Cortese in una cattedrale gremita di gente e alla presenza delle massime autorità istituzionali del territorio. Il giusto tributo ad un ragazzino vittima innocente di una violenza brutale e insensata. La carezza del popolo di Dio di Mileto e dintorni al bambino biondo venuto da lontano e morto da queste parti nel silenzio del taciturno e invernale mese di febbraio. Da allora Erduan Salì riposa in pace nella cappella della Curia diocesana del cimitero di Mileto dove davanti alla sua lapide non manca quasi mai un fiore fresco. Un segno di affetto verso un figlio del cielo, morto per colpa di mano assassina, che nei suoi anni brevi non ebbe mai la gioia di sentirsi amato.
