Minacciava la ex compagna, ma era un detenuto con il telefonino in cella
Minacce continue via cellulare: un episodio non certo nuovo, purtroppo, ma che nasconde una particolarità. Dall’altro capo del telefono non c’era una persona qualsiasi, bensì un detenuto del carcere di Secondigliano, a Napoli, che teneva l’apparecchio nascosto nella sua cella. A raccontare la vicenda è il Sappe, Sindacato autonomo di Polizia Penitenziaria: «Gli agenti sono tempestivamente intervenuti, rinvenendo un carica-batteria e un cavetto usb, mentre il piccolo apparecchio sarebbe stato buttato», ha reso noto Donato Capece, segretario generale del sindacato.
«L'ingresso illecito di cellulari negli Istituti – continua Capece – è un flusso continuo, ormai non si contano più i ritrovamenti e i sequestri effettuati dalla Polizia Penitenziaria. Grazie alle ridotte dimensioni di questi apparecchi le vie di ingresso diventano molteplici, non ultima anche quella aerea a mezzo droni che sempre più spesso vengono avvistati e intercettati».
Il segretario generale del Sappe coglie l'occasione anche per ribadire la necessità di maggiori controlli e di sistemi più efficaci per eliminare questi fenomeni dalle carceri. «Il grave è che denunciamo queste cose ormai da dieci anni e nessuno ha ancora fatto qualcosa: e l'assurdo è che gli apparecchi per accertare la presenza dei telefoni cellulari non vengono usati nelle carceri ma durante lo svolgimento delle prove di esame scritte del personale di Polizia che ambisce ad acquisire il grado superiore», ha concluso Donato Capece.
