La denuncia di Comerci (Azione democratica per il Vibonese) che attacca la gestione dell'Asp e chiede risposte

"Sanità in coma profondo". Riassume così la situazione del Vibonese il vice presidente del Movimento Politico “Azione democratica per il vibonese” Enzo Comerci. E a chi si ostina "a ripetere che la sanità in Calabria, e in particolare nel Vibonese, è da considerare da Terzo Mondo significa che è rimasto molto indietro e non si è accorto che nel frattempo anche il cosiddetto Terzo Mondo ha fatto notevoli passi in avanti mentre, paradossalmente, la sanità Vibonese, da molto tempo ormai, continua la sua corsa a mò del gambero che essere considerata da Quarto Monto, con tutto il rispetto per quei paesi più poveri della Terra, non si dice una eresia. Se è vero che nella variegata sanità della nostra provincia ci sia qualche luce – spiega - è altrettanto vero che esistono molte ma molte ombre da andare avanti a tentoni".

Le carenze. "Disfunzioni e carenza di servizi – prosegue Comerci - sono all’ordine del giorno in modo particolare nelle visite specialistiche e strumentali. Lo sappiamo che non è una novità ormai parlare di tempi di attesa di parecchi mesi e, addirittura, di anni ma, proprio per questo, noi continuiamo a parlarne". Insomma, non ci si intende "rassegnare. Chi ha da pagare riceve prestazioni sanitarie nell’immediatezza chi ha difficoltà economiche, se ha bisogno di controllarsi, con i tempi d’attesa, deve mettere in conto il rischio di non arrivare al fatidico giorno della prenotazione".

Il caso. "Giorno 2 novembre, casualmente il giorno dei morti, dalla postazione Cup di Nicotera – denuncia Comerci - è stata prenotata una visita endocrinologica con l’ecografia tiroidea, prescritta dal medico di famiglia del bisognoso, per il 21 gennaio 2019, ripeto 21 gennaio 2019. Ovvero, dopo 446 giorni, se il malcapitato è ancora in vita – glielo auguriamo - , può andare a fare i controlli prescritti. Sanità da Terzo Mondo? Ma mi faccia il piacere! Neanche nel Burundi ci sono questi tempi si attesa. Mentre si verificano queste situazioni, che riguardano anche altre branche specialistiche, dovute presumibilmente ad economie di gestione o, forse, e sarebbe esecrabile, per favorire il privato sulla pelle della povera gente, si assiste ad esborsi esorbitanti come nel caso degli infermieri e medici per servizio cure domiciliari". In tal senso, fa sapere che i medici, per tale servizio, oltre lo stipendio "percepiscono 60,00 all’ora più il rimborso chilometrico" e quindi se dovesse per la visita dopmiciliare assentarsi sei ore "gli viene liquidata una somma oltre i quattrocento euro. Potremmo parlare degli emolumenti stratosferici percepiti dai primari e dirigenti vari con in testa il Direttore Generale ma, per il momento, ci fermiamo qui".

La richiesta. Da qui, l'appello del movimento: "Quello che chiediamo, con forza, di darsi una regolata e provvedere con urgenza a dotare l’Asp del personale e delle attrezzature necessarie per assicurare ai cittadini, a tutti i cittadini, dei servizi degni di un Paese civile ed in tempi accettabili".