Non è più tempo di tavoli tecnici o di mediazioni felpate. Il movimento "Ali di Vibonesità" alza il tiro e trasforma la crisi della sanità calabrese in una battaglia di principio e di piazza. Con un duro appello firmato dal dottor Giuseppe Borello, referente sanitario dell'associazione, viene lanciata una sfida aperta alla governance regionale, chiedendo ufficialmente l'intervento dello Stato per sottrarre la gestione della salute a una politica definita «incapace».

L'accusa mossa da "Ali di Vibonesità" non si ferma alla critica superficiale, ma affonda le radici nei dati. Citando i rapporti di istituti indipendenti come GIMBE, AGENAS e SVIMEZ, il movimento sottolinea come la Calabria occupi stabilmente gli ultimi posti per i Livelli Essenziali di Assistenza (LEA).

«Ospedali svuotati, pronto soccorso al collasso e liste d'attesa infinite non sono più un'emergenza, ma la normale amministrazione di un disastro», attacca Borello. Nel mirino finisce l’intera filiera politica, da quella regionale a quella locale, accusata di una «palese incapacità strutturale» nel garantire il diritto alla salute sancito dall'articolo 32 della nostra Carta Costituzionale.

La tesi del movimento è netta: l’autonomia regionale in materia sanitaria ha fallito. Per questo, l’appello viene rivolto direttamente al Ministro della Salute e al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. La richiesta è drastica: che lo Stato si assuma integralmente la gestione della sanità calabrese, esautorando la classe politica locale.

«Non è una richiesta ideologica, ma una scelta di sopravvivenza – spiega Borello – per porre fine alla disparità tra cittadini di serie A e di serie B». Il riferimento è ai tanti calabresi costretti a indebitarsi per curarsi fuori regione o, peggio, a rinunciare del tutto alle cure.

Per trasformare l'indignazione in azione, "Ali di Vibonesità" chiama a raccolta associazioni, comitati e singoli cittadini per la costruzione di una grande manifestazione provinciale a Vibo Valentia. L'obiettivo è una mobilitazione popolare che segni un punto di non ritorno.

«Il silenzio, oggi, è diventato complicità», conclude il referente sanitario. La sfida è lanciata: il Vibonese non vuole più essere una "terra di sacrificio" e pretende che la tutela della vita torni a essere una priorità reale e non una promessa elettorale.