"La 'ndrangheta non può essere forte se non ha addentellati tra le istituzioni". Con queste parole il procuratore capo della Procura di Reggio Calabria, Federico Cafiero De Raho, ha reso noto e commentato l'infedeltà di alcuni appartenenti alle forze dell'ordine che hanno permesso a un indagato di 'ndrangheta, Giuseppe Ladini,  di scoprire la telecamera-microspia che da due mesi consentiva le intercettazioni ambientali in casa sua. Si tratta del principale indagato dell'operazione "Saggio compagno" che stamani ha condotto all'arresto di 36 persone, con un provvedimento di fermo emesso dalla Direzione distrettuale antimafia ed eseguito dai carabinieri del comando provinciale di Reggio Calabria. Proseguono le indagini sull'episodio e gli inquirenti a tal proposito mantengono il più stretto riserbo. Il procuratore ha rivelato solo che tra i 36 fermati ve ne sono alcuni accusati anche di favoreggiamento in relazione a tale episodio, ma le indagini sugli appartenenti alle Forze dell'ordine infedeli vanno avanti.

Il procuratore aggiunto della Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria, Gaetano Paci, dal canto suo ha sottolineato un passaggio delle intercettazioni ambientali. Pur ribadendo che nell'indagine non sono contestati fatti di sangue, ha infatti osservato come, stando ai discorsi intercettati, uno degli indagati principali si esprimeva in questi termini: "Dobbiamo trovare persone giuste quando sappiamo che ci dobbiamo guardare, altrimenti entrano in troppi nei nostri discorsi e si devono ammazzare dopo".
"Questa frase - ha osservato Paci - avviene in un momento di ricostruzione dell'organigramma  da parte dei componenti dell'organizzazione mafiosa". (AGI)