Un grido di dolore, ma soprattutto un appello istituzionale che chiede giustizia e serietà per il futuro dell'istruzione pubblica: è quanto emerge dalla toccante lettera aperta che il professore Mirko Bartoluccio, docente con sette anni di esperienza, ha indirizzato al presidente della Repubblica.

Il prof. Bartoluccio, che opera in contesti scolastici particolarmente complessi dove la scuola rappresenta "l’ultima e unica frontiera di salvezza" per ragazzi gravati da disagio sociale ed economico, denuncia un sistematico indebolimento della funzione educativa a causa di meccanismi di reclutamento che non premiano il merito e la qualità della preparazione.

Il cuore della critica si concentra sulla continuità didattica, definita come "sistematicamente compromessa". Il docente racconta di essere stato costretto più volte a lasciare percorsi formativi avviati con le sue classi, a causa di contratti interrotti per far spazio a nomine provenienti da "canali privilegiati o da graduatorie parallele".

Ma la "ferita più grave", secondo il professore, risiede nella distorsione del principio di meritocrazia. Titoli conseguiti con anni di studio rigoroso, presenza e sacrificio (come la sua laurea magistrale con lode e l'abilitazione con il massimo dei voti) vengono equiparati a percorsi formativi alternativi o universitari telematici che, a suo dire, "non garantiscono la stessa serietà accademica" e "richiedono un impegno incomparabilmente minore".

"Come posso insegnare ai miei studenti che il merito ha valore, se lo Stato non lo riconosce? La Repubblica stessa ammette scorciatoie che sviliscono chi ha scelto la strada della fatica e della serietà?" - si chiede Bartoluccio, toccando il nervo scoperto della fiducia nelle istituzioni."

L'appello non è mosso da una personale rivendicazione di carriera, ma dalla profonda convinzione che il sistema stia sgretolando la credibilità stessa della scuola pubblica e, di conseguenza, la fiducia dei giovani. Il docente sottolinea come in molte realtà, la scuola sia l'unica "luce" capace di riscattare i giovani da condizioni avverse.

Concludendo con rispetto ma con vibrante passione, il prof. Bartoluccio confida nell’autorevolezza morale del presidente, chiedendo un intervento urgente per difendere la scuola nella sua "funzione più alta, quella di far fiorire l’umanità dove più rischia di appassire". Il documento si chiude come un monito: la scuola non è solo un diritto, ma il "primo luogo in cui si costruisce il futuro del Paese".