Bonaddio continuerà l'ordinaria udienza preliminare. Tra gli imputati Angela De Feo proprietaria di un noto locale del Catanzarese, che per ottenere uno scranno al Consiglio regionale, secondo le accuse, si sarebbe servita dei Grande Aracri e dei Giampà 

di GABRIELLA PASSARIELLO

Formalizzati gli abbreviati di Romolo Villirillo, 39, di Cutro; Aldo Notarianni, 52 anni, di Nicastro; Rosario Cappello, 57 anni, di Nicastro; Pasquale Giampà, detto “Millelire”, 53 anni, di Nicastro; Angelo Torcasio, 24 anni, di Lamezia, Saverio Cappello, 37 anni, di Lamezia e solo preannunziato che ricorreranno al rito alternativo Angela De Feo, 56 anni, di Catanzaro. Mentre  Vincenzo Bonaddio, 58 anni, di Nicastro,  (che durante la scorsa udienza aveva avanzato richiesta di rito abbreviato) ha scelto di proseguire la normale udienza preliminare. Tutti e otto accusati del reato di voto di scambio politico- mafioso in concorso. Il gup del Tribunale di Catanzaro ha rinviato l'udienza al 15 gennaio giorno in cui  è prevista la requisitoria del pubblico ministero della distrettuale di Catanzaro Elio Romano e la discussione delle parti civili.

Il patto. De Feo, proprietaria di un noto locale della movida catanzarese, in qualità di candidata in forza al partito Socialista, Nuovo Psi, per le consultazioni relative al rinnovo del Consiglio regionale della Calabria del 3 e del 4 aprile 2005, avrebbe ottenuto la promessa di voti, in cambio però dell’erogazione di una cospicua somma di danaro. Si sarebbe avvalsa dell’intermediazione di Romolo Villirillo, gregario della cosca di ‘ndrangheta Grande Aracri di Cutro, per avvicinare affiliati alla cosca Giampà di Lamezia Terme, con la promessa che i voti se pagava li avrebbe ottenuti. E così Villirillo avrebbe accompagnato la candidata direttamente all’indirizzo di Pasquale Giampà, consegnando nelle sue mani ben 50mila euro. Importo poi suddiviso con Bonaddio, Notarianni, Torcasio, Rosario e Saverio Cappello.

 Successo elettorale mancato. Secondo le risultanze investigative, l’intervento della cosca non si rivelò sufficiente a determinare il successo elettorale della candidata, che, per la restituzione della somma si rivolse ancora una volta a Villirillo, il quale direttamente o tramite propri sodali, interessò esponenti di spicco della ‘ndrangheta lametina, contattati anche in ambito carcerari. Fatti accaduti in data antecedente e prossima al 3 aprile 2015.