Bomba al sexy shop di Gioia Tauro, la Corte d'appello assolve Salvatore Infantino
Il gioiese in primo grado era stato condannato dal Tribunale di Palmi a 4 anni di carcere con l'accusa di danneggiamento
La Corte d'appello di Reggio Calabria ha assolto Salvatore Infantino, gioiese accusato dalla procura antimafia di Reggio Calabria di avere piazzato una bomba a un sexy shop facendolo saltare in aria. I giudici hanno accolto la richiesta di assoluzione formulata dai legali di Infantino, gli avvocati Girolamo Larosa e Renata Zito. La procura generale aveva chiesto per il gioiese la conferma della condanna di primo grado a 4 anni di reclusione.

I fatti Nello specifico, Infantino era stato arrestato perché ritenuto responsabile di avere piazzato una bomba in un sexy shop della città del porto e di averlo distrutto. La richiesta della procura antimafia di Reggio Calabria, sostenuta in primo grado dal sostituto procuratore Giulia Pantano, era di 8 anni e otto mesi di reclusione, ma il collegio del Tribunale di Palmi, presieduto dal giudice Maria Teresa Gentile, aveva fatto cadere l’aggravante delle modalità mafiose e condannando il gioiese solo per il danneggiamento.
Salvatore Infantino era stato arrestato l’1 agosto 2013. Il sexy shop “La vedova nera” fu distrutto, il 28 aprile 2012, dall’esplosione che ha reso inagibile il palazzo che lo ospitava, oltre ad aver danneggiato alcune auto parcheggiate nelle vicinanze. L’esercizio commerciale era stato aperto da poco tempo e l’esplosione ne aveva decretato la chiusura definitiva.
Racket Il movente, secondo le ipotesi degli inquirenti, sarebbe da ricercare nel racket delle estorsioni. Ipotesi, però, che non sarebbe stata del tutto chiarita nel corso del dibattimento di primo grado e della quale non sembrano essersi convinti i giudici di appello. Questo è uno dei punti sui quali ha battuto la difesa di Infantino, rappresentata dagli avvocato Girolamo Larosa e Renata Zito, nel corso del processo di primo e secondo grado e nelle arringhe difensive.
Riprese non chiare Infantino, di 31 anni, è stato arrestato su ordinanza del gip emessa su richiesta della procura di Palmi, che aveva accolto la ricostruzioni dei fatti operata dalla polizia di Gioia Tauro. A fare finire nei guai Infantino sono state le riprese del sistema di video sorveglianza. Nel processo si era costituito parte civile Matteo Surace, proprietario del sexy shop, assistito dall’avvocato Giulio Ceravolo.
